MotoGP | Marc Marquez: “Non vince il più pazzo, ma chi sa sfruttare al meglio la propria follia”
"So che finirò la carriera prima per il corpo che per la mente", il commento del nove volte iridato
A pochi giorni dal ritorno della MotoGP per il quarto round a Jerez, Marc Marquez ha concesso una lunga intervista ai podcaster “Imagin” e “Tengo un Plan”. Il pilota della Ducati ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, come la partenza dalla Honda per la scommessa con Ducati, affrontando anche temi come la paura e il ritiro. Su quest’ultimo punto infatti, il nove volte Campione del mondo ha ammesso che se arriverà a prendere una decisione così importante, sarà il fisico e non la mente a decidere. I numerosi infortuni al braccio destro iniziano a pesare ma finché riuscirà a dare il 100%, non ha nessuna intenzione di appendere il casco al chiodo.
Dichiarazioni Marc Marquez sulla competizione e su ipotesi ritiro
“I numeri sono impressionanti. Quando li senti, ti viene da pensare che è abbastanza. Ma dipende tutto dalla passione: quando ce l’hai, è come una dipendenza dall’adrenalina, una dipendenza dalla competizione. Lo dico sempre: la mia dipendenza non è guidare una moto, ma la competizione, vincere. È quando vinci che senti ricompensati tutti i sacrifici fatti per arrivarci. Quando sei in gara è diverso: nei test mi annoio, sono persino caduto perché avevo perso la concentrazione. I weekend di gara invece sono più intensi, anche se poi puoi essere più o meno soddisfatto. Mi sarei ritirato se non avessi avuto altra scelta, ma non sarei stato soddisfatto al 100%. Sarei stato in pace con me stesso perché ci avrei provato, anche se non avesse funzionato. Ora, quando arriverà quel momento, potrò ritirarmi in pace e soddisfatto. Ma finché sarò attivo continuerò a dare il 100%. Ho dubitato di poter tornare veloce dopo un infortunio serio, so bene che il mio braccio non è più quello di una volta e infatti una delle cose che mi ha aiutato di più è stata smettere di confrontare la parte sinistra con quella destra: semplicemente do il 100% con entrambi. So che quel momento si avvicina sempre di più. L’ho detto spesso in passato e vale ancora: continuerò finché il mio corpo reggerà, e ho intenzione di andare avanti finché sarà così. So che finirò la carriera prima per il corpo che per la mente o per la motivazione di continuare”
Dichiarazioni Marc Marquez su decisione di lasciare la Honda
“Con Honda è stato come avere una relazione sentimentale: non era tossica, non volevi andartene, ma sapevi che dovevi farlo perché era la cosa migliore per te. Non ha deciso il cuore, ha deciso la testa. Ovviamente sarebbe bello chiudere il cerchio (con Honda, ndr) ma per me quel cerchio è già chiuso. Personalmente sento di aver chiuso il cerchio della mia carriera agonistica. Qualunque cosa arrivi adesso sarà ben accolta. L’ambizione è la stessa, così come la voglia di vincere. Però non volevo che la mia carriera finisse in quel modo dopo l’infortunio del 2020. Da allora non ha più vinto, mentre io ho ricominciato a vincere: ce l’ho fatta, ho chiuso il cerchio e ora sono in pace con me stesso”
Dichiarazioni Marc Marquez su primo giorno in Ducati
“E’ stato il giorno in cui mi sono sentito più nervoso, non era solo una questione di pressione. Tutti sanno chi è Marc Marquez, quindi il punto era capire se sarei stato veloce con quella moto oppure no. Mi chiedevo se sarei stato capace di guidare una Ducati, gli ingegneri mi dicevano che stavo dicendo sciocchezze”
Dichiarazioni Marc Marquez su follia e paura
“In pista, uno dei miei punti di forza ma anche una delle mie debolezze è stata non vedere la paura, non vedere il pericolo. Ho lavorato per imparare a vederli, così da potermi dire: ‘Qui non dovresti prenderti un rischio così grande, perché potresti farti male’. Oppure: ‘Qui non dovresti rischiare, perché non ce n’è bisogno’. Il mio istinto è sempre stato quello di rischiare tutto, che fosse una semplice prova o una gara per il Mondiale. È uno degli aspetti su cui il mio team mi ha fatto lavorare durante tutta la carriera e, poco a poco, con l’età, ho iniziato a capirlo. Ma sono stati gli infortuni a farmelo comprendere davvero, perché la mentalità c’era già, ma certe cose le impari attraverso gli infortuni. Non basta il talento. È un mix di fattori, ma devi avere coraggio. A volte sento dire: ‘Questi piloti sono matti’. Non vince il più pazzo, ma chi sa sfruttare meglio la propria follia. Devi avere un tocco di follia, altrimenti non guideresti una moto a 350 o 360 km/h, non faresti sorpassi e non entreresti in contatto con un altro pilota a 200 km/h, lottando fianco a fianco. Devi avere quel pizzico di follia”
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