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MotoGP | A Misano l’ultima bandiera a scacchi del Dovi. E’ il finale più giusto? [TITOLI DI CORSA]

Il pilota romagnolo chiuderà la sua carriera sei gare prima della fine della stagione

MotoGP | A Misano l’ultima bandiera a scacchi del Dovi. E’ il finale più giusto? [TITOLI DI CORSA]MotoGP | A Misano l’ultima bandiera a scacchi del Dovi. E’ il finale più giusto? [TITOLI DI CORSA]

Ci eravamo rassegnati all’idea di doverlo salutare a fine stagione. Lo abbiamo, giustamente, celebrato in un “Titoli di Corsa” di metà Luglio, consegnandolo d’ufficio tra i nomi di un Olimpo rigorosamente italiano di protagonisti delle due ruote.

Quello che non ci aspettavamo, quello che non era logico pensare, è che Andrea Dovizioso potesse appendere definitivamente il casco al chiodo con sei gare di anticipo rispetto all’ultima bandiera a scacchi del Mondiale in corso. Rispetto all’epilogo più naturale. Tuttavia, la notizia piombata nell’immediata vigilia della gara di Silverstone, catalizzante nei tempi e per mancanza di preavviso, una volta scrollata la patina di avvolgente malinconia assume i contorni di un finale da mettere sotto cornice e consegnare ai ricordi.

Perché sarà sul rettilineo di Misano, a pochi chilometri di distanza da quello spicchio di mondo che l’ha visto crescere, da quelle strade che ne hanno inconsciamente suggellato il talento, che Andrea Dovizioso vivrà il suo ultimo rettilineo, quello che lo porterà direttamente nella storia di questo sport. Sarebbe stato più giusto posticipare la passerella del Dovi all’ultima gara di Valencia? Vederlo, seppur con tutte le difficoltà del caso, in sella alla sua Yamaha fino all’epilogo di una stagione difficile ma pur sempre da onorare?

Noi crediamo che ancora una volta la risposta più giusta venga scandita dalle parole dei diretti interessati, a partire da quelle dello stesso Andrea che ha parlato di una difficoltà crescente, di un’incongruenza tecnica con la moto e di una speranza, disattesa dai risultati, di poter tornare protagonista in una MotoGP profondamente cambiata nelle ultime stagioni.

Ha ringraziato il team, e consegnato con quel “valeva comunque la pena provarci” l’ennesima prova di stile e professionalità di una carriera lunga, vincente e da applaudire. Dai vertici Yamaha, prevedibile, la strofa di congedo da tutta questa situazione è scandita dal solito, e pragmatico, vortice di dichiarazioni ufficiali. Jarvis parla di “comprensibile frustrazione” per i risultati deludenti inanellati in questi mesi, Razali gli fa eco sottoscrivendo il “dispiacere per un Campione che lascia, ma del quale va rispettata la decisione”. Lo sostituirà Cal Crutchlow, almeno nell’appendice finale di questo Campionato, lo stesso con cui Dovi divise una porzione di spogliatoio in una porzione della sua esperienza prima in Yamaha (Tech 3) e poi in Ducati.

Delle sue vittorie, del mondiale conquistato in 125 e dei tre, consecutivi, conclusi alle spalle del solo Marquez in MotoGP ne abbiamo già parlato e, sicuramente, ne riparleremo nel futuro che verrà. Oggi concedeteci di convivere con un pizzico di tristezza, concedeteci di guardarci alle spalle nel tentativo di bloccare i ricordi e di non voler accettare, pur costretti, un finale così imperfetto in un mondo, quello del motorsport, così tanto legato inesorabilmente ai risultati.

Toccherà a Misano, alla sua gente e al suo calore, salutare nel modo più giusto un ragazzo che ha scelto di inseguire i suoi sogni, prima ancora di consegnarli al tempo che passa. Toccherà a Misano, e per quanto inaspettato e anticipato, sarà l’ultimo giro che tutti gli avremmo augurato di vivere.

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