Superbike | Scott Redding: “Rischiare la vita non è divertente, troppi pagano per correre”
Redding ha aggiunto: "Nel British Superbike ho ritrovato l’entusiasmo"
di Alessio Brunori22 Gennaio, 2020


Superbike 2020 – Scott Redding è un personaggio del paddock delle due ruote. Il pilota di Gloucester dopo aver corso nella MotoGP, prima con Ducati Pramac e poi con Aprilia, era tornato in patria per “risorgere”.
“Scottone” come lo chiamavano in Pramac ha disputato il BSB (British Superbike) con una Ducati vincendo il campionato. Questo gli ha permesso di tornare in sella ad una moto ufficiale, la Ducati Superbike e prenderà parte al mondiale WSBK.
Redding non ha avuto una carriera facile (ha corso anche nelle classi 125cc e Moto2 e in quest’ultima nel 2013 è stato vice-campione del mondo, ndr) e ci sono stati dei momenti in cui ha pensato di smettere. Non ha mai pagato per correre, ecco cosa ha detto al sito ufficiale della Superbike.
Dichiarazioni Scott Redding Ducati Superbike
Chi è Scott Redding? Bella domanda: Scott Redding è un ragazzo di grande talento che arriva da Gloucester. Gli piace divertirsi e allo stesso modo prova a fare del suo meglio in gara… E del resto non me ne frega un c… Sono fatto così!
Nel 2018 la mia carriera era finita, più o meno. Ero stanco, non volevo più correre. Avevo 25 anni e pensavo di aver già dato tutto in questo sport. Non stavo aggiungendo nulla alla mia vita: non mi sentivo felice e non avevo successo. Stavo pensando di mettermi a fare altro.
Non vedevo la luce in fondo al tunnel, non vedevo alcun futuro davanti. Stavo lottando, soffrivo molto e detestavo tutto questo. Mi ero stancato, mi è dispiaciuto molto aver perso il titolo mondiale della Moto2™ per infortunio. Per me andare in MotoGP™ è stata una nuova sfida: il mio obiettivo era provare a vincere il Campionato del Mondo, credevo di potercela fare. Ma mi sentivo nel posto sbagliato ogni volta che andavo da qualche parte. Non era il periodo giusto.
Aprilia è stata come l’ultima pugnalata. Una squadra ufficiale, la moto l’anno prima non era poi così male… Ma eravamo alle solite. Quando sono arrivato lì hanno cambiato la moto o hanno cambiato qualcos’altro e all’improvviso le cose non andavano più bene. Mi sono demoralizzato, sapevo che c’era qualcosa da migliorare ma non riuscivo a farcela.
In MotoGP™ c’è tantissima pressione, ti guardano milioni di persone da tutto il mondo. Per me arrivare 15°, 16° o 17° è umiliante. Alcuni potranno dire che sono comunque soddisfatti dato che sono in MotoGP™… Ma non è il mio caso.
Ero stanco, ma poi ho pensato: “Riproviamoci”. Puntiamo su una buona moto e su una buona squadra. So di essere un buon pilota e di avere più potenziale di quanto sto mostrando.
Quando ho deciso di continuare a correre, ho detto al mio agente: ‘Trovami una moto e una squadra in grado di vincere. Non me ne frega un c…, fosse un quad, gli sci, una moto d’acqua o le gare con i trattori: l’importante è che sia qualcosa che mi permetta di riuscire a dimostrare alla gente quanto valgo!
Sono finito nel Campionato Britannico Superbike e da lì ho ritrovato l’entusiasmo e quella scintilla per tornare alla vittoria.
Non sono andato lì pensando di arrivare tra i primi cinque. Avevo bisogno di vincere. Un sacco di gente pensava: ‘ecco, Scott è finito, non ce la farà’… Sono ancora quel ragazzo di Gloucester. Se sento il bisogno di correre, allora lo faccio nel miglior modo possibile.
Quella è stata la prima volta della mia carriera in cui qualcosa è andato esattamente secondo i piani. È stata una sensazione fantastica che mi ha portato ad arrivare qui nel World Superbike per provare a ripetermi.
Ora vedo di avere una carriera più lunga. Le esperienze passate, anche quelle dei periodi più duri, mi daranno ancora più forza all’interno di questo paddock.
Correre in moto per me non è un divertimento. Rischiare la vita non è divertente. Non mi importa quello che dicono gli altri. Fare un giro tranquillo in pista è bellissimo! Ma arrivare al limite in ogni curva non è divertente e credo che anche tutti gli altri piloti pensino la stessa cosa. Se non ottieni i risultati che vuoi, allora non vale la pena rischiare così tanto.
Non sono cresciuto pensando ai soldi. Non sono ricco, se mi ritirassi ora non sarei certo milionario. Lo faccio per guadagnare e per fare del mio meglio in questo sport. Lo dico sempre, non ho abbastanza soldi per mettere in piedi una squadra. Non li ho, fine della storia. Se non riesco ad avere un posto per scendere in pista, non corro, è facile!
Questo è quello che è successo nel 2009. È stata davvero una brutta stagione; la moto si è rotta ben 24 volte. Ero veloce ma i risultati non lo dimostravano e così mi sono abbattuto. Le squadre mi chiedevano 200.000€, 180.000€ – io non avevo neanche 18.000€!
Poi Michael Barthelemy della squadra Marc VDS Racing mi ha preso sotto la sua ala. Ha salvato la mia carriera, non c’è dubbio.
Non ho lavorato così duramente in questi anni per poi essere costretto a pagare per correre. Il problema è che fuori da questo ambiente ci sono talmente tante persone che sono disposte a pagare. Alla fine i poveri non possono essere scelti.
All’inizio avevo solo tanto talento. Guidavo moto normali e le portavo in posizioni in cui non sarebbero dovute essere. Quando guidavo per BQR, non credo che fossero mai arrivati tra i primi 10 e io con loro ho vinto una gara! Al mio esordio sono partito dalla prima fila e sono arrivato tra i primi cinque. Ho ottenuto risultati positivi solo grazie al tanto talento e al grande lavoro che ho fatto.
Davanti a me ora c’è una grande stagione e voglio essere pronto al 100%. Se vuoi lottare per essere il migliore, devi essere pronto al meglio. Per me la persona migliore è me stesso: voglio provare a migliorarmi ogni giorno. Questo è tutto quello che posso fare. Ho una squadra alle spalle e una casa costruttrice che hanno le carte in regola e il potenziale per poter arrivare al vertice.
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Io non la vedo esattamente cosi…vincere il BSB non è dimostrare quanto vali visto che molti dei piloti non sono di livello mondiale. 15esimo in motogp vale comunque molto di piu, li ci sono i migliori al mondo