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Ha ragione Bautista? I piloti in MotoGP contano sempre meno? [TITOLI DI CORSA]

Le parole del pilota Ducati SBK fanno discutere e (in parte) riflettere

Ha ragione Bautista? I piloti in MotoGP contano sempre meno? [TITOLI DI CORSA]Ha ragione Bautista? I piloti in MotoGP contano sempre meno? [TITOLI DI CORSA]

MotoGP Vs Superbike – In questo conto alla rovescia che ci separa dalla ripresa del Mondiale (7 agosto a Silverstone, ndr), sono le dichiarazioni di Alvaro Bautista, rilasciate ai colleghi di “Motorsport”, l’ultimo spunto in ordine di tempo a catturare, per certi versi meritatamente, l’attenzione.

Il pilota Ducati, attuale leader del Campionato Superbike, usa pochi giri di parole nel recitare il suo personalissimo pensiero secondo cui “… con la tecnologia di oggi in MotoGP, i piloti non sono più così importanti e fanno sempre meno la differenza”. Non solo, l’ormai quasi trentottenne centauro castigliano rincara la sua personalissima dose, considerando gli attuali protagonisti della classe regina del Motomondiale tutt’altro che superiori a lui e i suoi colleghi della Superbike, ed aggiungendo che gli addii e le difficoltà di Campioni come Rossi e Marquez hanno lasciato in eredità un ridimensionamento tecnico importante per tutto il movimento.

Insomma, di carne al fuoco Bautista con le sue dichiarazioni ne ha messa, e noi (anche in questo caso) proviamo a darne una personalissima analisi. Partiamo col dire che è evidente che il coefficiente di talento assoluto della MotoGP, negli ultimi dieci anni, si sia abbassato. Stoner, Lorenzo, Rossi e in parte Marquez, i ritiri e i rendimenti alterni di questi fuoriclasse non potevano non impoverire l’intera carovana. Ma d’altronde lo sport, come la vita, è scandito da momenti, e se quella generazione ha saputo consegnare pagine memorabili non è da escludere che le prossime che verranno, ancora anagraficamente e non solo in fase di maturazione, non possano regalarne altrettante belle e spettacolari.

Inoltre, la prima metà di questo Mondiale 2022 che vi stiamo raccontando dalla sua prima bandiera a scacchi ha saputo consegnare degli assoli individuali degni dei migliori spartiti. Si parta pure da Fabio Quartararo, leader e a tratti padrone di un Campionato dove guarda tutti dall’alto verso il basso nonostante una Yamaha M1 in alcuni contesti ancora evidentemente meno performante della sue dirette avversarie.

Si aggiunga, non solo per ordine di classifica ma anche per risalto, lo splendido Aleix Espargarò visto fino a questo momento, autentica rivelazione della stagione oltre che trascinatore di un progetto Aprilia che proprio con Bautista, nel 2015 e sempre in MotoGP, muoveva i suoi tribolati primi passi. Non ultimi, in casa Ducati non dimentichiamoci degli exploit di inizio stagione di Enea Bastianini, del rendimento altalenante ma a tratti esaltante di Pecco Bagnaia, oltre che della costanza di Johann Zarco capace di riuscire costantemente a duellare con una moto clienti al cospetto di quelle ufficiali.

Il tutto senza dimenticare una schiera di giovanissimi, pieni di talento e velocità, pronti a sgomitare pur di ritagliarsi il proprio posto in paradiso. In sostanza, e pur senza osare ad avvicinarci al concetto di volerne capire qualcosa di più rispetto a chi, Bautista per l’appunto, da vent’anni vive i cordoli a pochi millimetri di distanza, è vero che i tempi son cambiati e che la tecnologia non sempre è un alleata del talento, ma di talento su cui lavorare, per cui esaltarsi e da continuare a raccontare sembra essercene ancora tanto.

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