Non solo ombrelline #9 – Il ricordo di Daijiro

Non solo ombrelline #9 – Il ricordo di DaijiroNon solo ombrelline #9 – Il ricordo di Daijiro

Aprile 2003. Giappone. Circuito di Suzuka. Per l’Italia dovrebbe essere una bella giornata. Sul podio ci sono tre italiani e anche la Ducati è sul podio nel gran premio d’esordio in MotoGP, terza con Capirossi. Ma in questa giornata non c’è proprio nulla da festeggiare, anche se ancora poco si sa di quella che è l’effettiva gravità della situazione. Nei primi giri di gara Daijiro Kato è caduto sbattendo violentemente contro le protezioni. È in coma, ma questo si saprà solo dopo. Poi giorni di attesa, passati davanti a ogni telegiornale sportivo e non per sentire se ci sono novità su Daijiro. Alla fine, il 20 Aprile, giunge la terribile notizia. Dajiro se n’è andato. Per sempre. Quel giorno, davanti alla tv che dava la tragica notizia non mi sono subito resa conto di ciò che significava, poi pian piano, col passare dei minuti, ho cominciato a capire. Ho capito in pochi istanti che non solo noi tifosi e appassionati non avremmo mai più rivisto quel piccolo pilota fisicamente in pista a combattere con gli altri, ma anche e soprattutto che Daijiro non avrebbe mai più rivisto i suoi genitori ed i suoi cari, e nemmeno avrebbe più praticare questo sport che ha amato fino a donargli la vita.

Non so cos’ho provato. Non lo so descrivere, ma ricordo di aver voluto sapere com’era potuto accadere, cosa era successo a quella moto o a Daijiro. Cosa ne aveva causato la scomparsa. Rottura elettronica? Guasto meccanico? Errore umano del pilota? Circuito troppo poco sicuro per quanto riguarda gli spazi di fuga? Non lo so. Qualcuno di sicuro sa tutto, ma della verità è stato fatto quasi un segreto di stato, come del resto accade sempre negli sport di così alto livello, ma la causa ora importa poco. Quello che importa è che Daijiro non c’è più.
Ho tanti dubbi, tanti perché che vorrei chiedere a Gresini, alla Honda oppure a Daijiro stesso, ma tutte le mie domande rimarranno senza risposta, e i dubbi rimarranno dubbi. Non ho certezze. Anzi una sì.

Sono certa che dovunque sia Daijiro non ha smesso di correre. Dovunque sia Daijiro adesso, è libero di correre liberamente con la sua moto, senza pericolo di errori umani, guasti tecnici ed elettronici. Senza il pericolo di piste poco sicure con protezioni che più che proteggere fanno danni. Dovunque sia penso stia correndo insieme a tutti gli altri piloti, motociclisti e automobilisti, di qualsiasi categoria, in un unico grande circuito che comprende tutti i circuiti e i terreni che loro preferivano.
Sono inoltre convinta che ogni week-end di gara o in ogni giornata di test, Daijiro si affacci che guardi giù per guardare e proteggere i suoi amici in pista. Daijiro fisicamente non è in pista, ma spiritualmente c’è, attraverso adesivi su caschi, moto e tute dei piloti, ma soprattutto nel loro e nel nostro cuore.
Ciao Daijiro. Sei sempre con noi

Marika “Fary27”

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