MotoGP | Marquez è l’arma, Rossi è l’istinto: due modi diversi di “dominare” la moto

Dalla sensibilità di Bagnaia alla passionalità di Quartararo, passando per Mir e la Suzuki Campione, a "parlare" è Öhlins

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Disporre di dati dettagliati su quasi tutti i piloti della MotoGP, raccolti nell’arco di decenni, permette di valutarli con una certa precisione, soprattutto dal punto di vista tecnico di un ingegnere che, oltre ad analizzarli, li ascolta.

In Öhlins, infatti, lavorano stabilmente 14 tecnici nella sede vicino a Stoccolma, mentre altri 13 seguono i team direttamente nei circuiti. Per esempio, il Ducati Lenovo Team ne ha due dedicati, mentre una struttura privata come il VR46 ne impiega uno.

In questo contesto, Jonas Torstensson, responsabile della divisione moto da competizione, è in grado di esprimere opinioni su diversi aspetti dei piloti. I colleghi di MARCA gli hanno proposto un test che lo ha costretto a riflettere prima di rispondere.

Uno dei punti riguardava il pilota più “sensibile” dell’intera griglia. “Essere molto sensibile può essere un vantaggio, ma anche un limite. Alcuni media criticano Pecco per questa caratteristica, ma dal mio punto di vista è un pilota straordinario: quando proviamo qualcosa con lui, sa descrivere esattamente ciò che percepisce e il suo feedback è eccellente. È vero anche che ha bisogno di una moto perfettamente configurata per essere veloce. Per un ingegnere, durante i test, questa sensibilità è preziosa”, spiega.

Marc Marquez, veloce con qualsiasi configurazione

Torstensson mette a confronto il torinese con il suo compagno di squadra, raccontando anche qualche episodio significativo. “Marc Márquez probabilmente comprende la moto meglio di chiunque altro. Sa indicare cosa serve per andare più forte e i suoi commenti sono altrettanto utili. Allo stesso tempo, anche se sbagliamo qualcosa o non troviamo la configurazione ideale, lui riesce comunque a essere rapidissimo. È capitato che portassimo un nuovo componente, lui uscisse e segnasse un gran tempo, convincendoci che il materiale fosse ottimo. Poi rientrava dicendo: “Non mi piace”. E quando gli chiedevamo come avesse fatto a essere così veloce, rispondeva: “Ho semplicemente spinto”. È diverso da Pecco: entrambi sono sensibili, ma in modi completamente differenti.”

Valentino Rossi, un caso unico

Il dirigente cita anche un pilota ormai ritirato, usando parole che ne evidenziano la particolarità. “Valentino aveva qualcosa di speciale: quando saliva in moto, era come se la moto gli parlasse, e lui riusciva a tradurre quelle sensazioni per gli ingegneri, indicando cosa serviva per andare forte.”

Il più “selvaggio”

Torstensson fatica di più a definire chi, secondo i dati, risulti il più “istintivo”. “Fabio Quartararo è sicuramente molto passionale, ma questo non si percepisce solo dalla televisione. Dal punto di vista di un ingegnere, non è mai un problema: è sempre professionale, anche quando mostra le sue emozioni, e non fa mai sciocchezze.”

La Suzuki campione 2020

Per evidenziare l’importanza delle sospensioni in MotoGP, gli è stato chiesto se un cambiamento tecnico avesse mai avuto un ruolo decisivo nella conquista di un titolo. Torstensson rivela un dettaglio poco noto. “Quando Joan Mir vinse con la Suzuki, fu un anno particolare, segnato dal Covid. In quel periodo stavamo sviluppando l’attuale sospensione posteriore. Tutti i team potevano provarla, ma Suzuki la adottò subito. Avevano Sylvain Guintoli nei test, uno dei migliori collaudatori con cui abbia lavorato. Lui e il team riuscirono a completare lo sviluppo molto rapidamente. Ovviamente non hanno vinto solo per questo: la moto era eccellente e Mir guidò in modo impeccabile. Ma quella componente ha dato una mano, e viene ancora utilizzata”.

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