MotoGP | Marc Marquez: “Vincevo ma piangevo a causa del dolore”

"Mio nonno voleva che mi ritirassi", ha aggiunto il Campione del mondo intervistato da GQ Espana

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“Piloti, strana meravigliosa gente”, disse tempo fa il compianto Marco Simoncelli riferendosi alla sua categoria. Ed è proprio vero, un pilota oltre al talento innato deve anche avere una buona percentuale di follia che gli permetta di andare oltre al limite per raggiungere il suo sogno. Marc Marquez è genio e sregolatezza, per anni ci ha reso spettatori di gare incredibili, sorpassi mozzafiato, adrenalina e lo ha sempre fatto con il sorriso, come se per lui fosse quasi un gioco salire sulla moto, partire e arrivare al traguardo davanti a tutti.

Purtroppo quel bellissimo incantesimo si è spezzato nella gara di Jerez del 2020. Una rovinosa caduta nella quale ha riportato la frattura dell’omero destro e da lì, ebbe inizio l’incubo. Operato dopo pochi giorni e subito dopo, un ok frettoloso dei medici per tentare l’impresa che purtroppo ha messo a serio rischio la carriera dell’otto volte Campione del mondo. Dopo quell’operazione, Marquez si sottoporrà ad altri tre interventi, l’ultimo l’anno scorso, quello definitivo perché il braccio visibilmente martoriato dalle cicatrici, non lo può più consentire.

La domanda che ci siamo posti in questi anni mentre lo vedevamo gareggiare con il dolore è stata: “Chi glielo fa fare?”. Risposta semplice: la passione.

Il pilota di Cervera ha concesso una lunga intervista all’edizione spagnola di GQ nella quale, conosciamo un Marc diverso, più umano rispetto al marziano che siamo abituati a vedere in sella alla Honda con il numero 93.

“Quello che è accaduto a Jerez (si riferisce al 2020, ndr) è stato a causa della mia mentalità e della mia ambizione. Però, tutto quello che ho conquistato dal 2013 al 2019, l’ho ottenuto proprio per quella mentalità. Onestamente, non so come sono riuscito ad ottenere tre vittorie nel 2021 ma a dire il vero, non riesco a spiegare come sono riuscito a ottenere un quinto posto o addirittura un quarto a Jerez all’inizio della stagione 2022. Perché non avevo la testa in gara e non stavo bene fisicamente. Poco prima della gara di Portimao, sono andato dai miei medici a Madrid e ho detto loro che stava succedendo qualcosa di strano. Lavoravo costantemente in palestra, con il fisioterapista ma sentivo che stavo tornando indietro, i dolori erano sempre più forti. Hanno iniziato a valutare tutto e hanno scoperto una rotazione di 34 gradi nell’omero”.

Ricorderete il pianto liberatorio di Marquez dopo la vittoria al Sachsenring nel 2021. Scopriamo che in realtà non erano lacrime di felicità:

“Nella mia mentalità, se continuo a competere è perché vedo la possibilità di ottenere buoni risultati e che il lavoro ha una compensazione. Competere per riempire la griglia di partenza, non ha senso per me. Io non sono così ma a parte questo, è arrivato un momento in cui la sofferenza ha superato la passione, e mi sono detto: ‘O reagisco o non paga continuare a correre’, perché stavo sottraendo molta qualità della vita, non era solo un fallimento dopo l’altro, ma anche un dolore costante e il dolore ha cambiato il mio carattere, non ho nemmeno più sorriso. Vincevo e iniziavo a piangere, solitamente quando vinco festeggio e rido con la mia gente. Beh, allora è stato il contrario ed è stato a causa del dolore, il dolore che ho costantemente sofferto al braccio che non potevo dimenticare”.

Ritiro? Marc Marquez l’ha messo in conto e anche il suo nonno ha cercato di dargli consigli:

“Mio nonno voleva che io mi ritirassi, diceva che avevo abbastanza per vivere, è molto diretto su questo, e gli ho detto: ‘Nonno, ti prometto che sarà l’ultima operazione, ma fammi provare, perché c’è una soluzione e me la stanno dando. Fammi provare”. Detto e fatto, ho provato ed è cambiato l’intero film”.

Quella soluzione, si chiama osteotomia omerale rotazionale. Al Mugello, riceve la chiamata del Dr Joaquìn Sanchez Sotelo, il quale lo invita a lasciare immediatamente il circuito e volare negli Stati Uniti per sottoporsi all’operazione. Ma il senso del dovere per Marquez è più forte e lo spagnolo, prende comunque parte al Gran Premio:

“Il giovedì del Gran Premio del Mugello ero pronto a correre quando mi hanno chiamato (dalla Mayo Clinic,ndr) e mi hanno detto: ‘Ehi, scendi dalla moto, abbiamo confermato che hai 34 gradi di rotazione e questo è disumano, non so cosa stai facendo con il tuo braccio, ma è troppo’. Mi avevano sempre detto che più di 20 gradi erano già un’esagerazione e ce n’erano 34. Pensandoci ora, dico: ‘Caspita, stai andando a 350 km/h con la testa da qualche altra parte, con la testa che la prossima settimana ti sottoporrai a un intervento chirurgico”.

Il 3 giugno 2022, Marquez si sottopone alla quarta operazione che fortunatamente ha successo ma poco dopo si pone un quesito fondamentale per lo spagnolo: quando tornare alla competizione?

“Ho guardato il dottore e ho detto: ‘Guarda, sono un animale selvatico che hai in una gabbia. Quando la aprirai, scapperò via, quindi aprilo solo quando mi vedrai pronto, quando sai che non ci sarà alcun rischio”. Gli ho detto così, lui l’ha capito e ha detto: ‘Beh, ancora tre mesi’. Gliel’ho chiesto perché avevo già vissuto l’esperienza di fare le cose frettolosamente e se il medico mi dice che tra un mese o un mese e mezzo posso provare la moto, so che andrò a provarla”.

E così è stato, Marquez ha completato la seconda parte della stagione con un secondo posto in Australia come miglior piazzamento. Tra poche settimane, inizierà un’altra stagione e il Campione di Cervera ha già in mente un obiettivo:

“L’obiettivo che mi sono prefissato è la prima gara di marzo. Poi saprò la condizione del braccio che ovviamente non sarà il 100% di un braccio completamente sano, ma bisogna arrivare al punto che è un braccio funzionale e perfetto per guidare una moto, e penso che arriveremo, perché noto che sta andando molto meglio”.

foto: GQ Espana

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