Moto3 | Squalifica Adrian Fernandez, Lundberg (Leopard Racing) contrattacca: “Catena di custodia inesistente”
Lundberg assicura che la squadra è pronta a portare la vicenda "Fino all’ultimo organo di giustizia mondiale"
La squalifica per sei Gran Premi inflitta ad Adrian Fernandez continua a scuotere il paddock della Moto3. Dopo la pubblicazione delle motivazioni ufficiali, è arrivata la replica durissima di Christian Lundberg, team manager Leopard Racing, che contesta in modo netto sia il metodo sia il merito della decisione.
Secondo Lundberg, il caso nasce dal controllo tecnico effettuato al Mugello, dove i motori del team erano stati dichiarati regolari. Nonostante ciò, la FIM ha deciso di estendere la sanzione alle gare precedenti, creando – a suo dire – “un precedente mai visto”. Ecco cosa ha detto ai microfoni di Sky Sport MotoGP.
Sigilli danneggiati: “Problema noto, segnalato più volte all’IRTA”
Il cuore dell’accusa riguarda i sigilli motore, che secondo la Federazione sarebbero risultati compromessi. Lundberg respinge l’ipotesi di manomissione e parla di un fenomeno noto:
l’uso di WD‑40 nelle trasferte intercontinentali,
la pulizia con aria compressa,
le vibrazioni dei motori,
possono provocare il distacco parziale dei sigilli. Un comportamento, sostiene, già segnalato “mille volte” all’IRTA. In passato, racconta, i commissari avrebbero persino sostituito o riattaccato sigilli danneggiati “con il dito”.
Il manager lascia intendere che recenti tensioni con il Direttore Tecnico possano aver influito sulla severità del provvedimento, parlando apertamente di “volontà di punire il team”.
Il caso del motore #811: “Anomalie inesistenti, accuse tecnicamente infondate”
Nel dispositivo di squalifica, si segnalano “varie anomalie interne” sul motore #811. Anche qui la replica è netta:
Leopard sostiene di poter dimostrare punto per punto l’assenza di irregolarità;
esisterebbe un documento interno, che segnalava difetti presenti su altri motori consegnati;
le anomalie non vengono specificate nel dettaglio.
Lundberg definisce “assurde” le ipotesi avanzate: coppie di serraggio non corrette o silicone su una guarnizione metallica. “Sono considerazioni da incompetenti”, afferma.
Perché i sigilli non risultavano irregolari nei controlli post‑gara
Il team sottolinea un punto chiave: le verifiche tecniche successive ai due podi di Fernandez non avevano rilevato alcuna anomalia.
Lundberg individua solo due possibilità:
incompetenza dei commissari,
sigilli perfettamente regolari al momento dei controlli.
Propende per la seconda ipotesi: “Nessuno avrebbe potuto non notare sigilli nelle condizioni descritte nel dispositivo. Sarebbe stato autoincriminante consegnare un motore così”.
Il motore non più in possesso del team: “Catena di custodia inesistente”
Uno dei due motori contestati era già stato restituito. Per Lundberg, questo elemento rende impossibile attribuire responsabilità al team:
“Qualsiasi prova deve essere custodita legalmente. Qui la catena di custodia non è stata applicata: semplicemente non esiste.”
Il manager aggiunge che, se la FIM avesse voluto procedere correttamente, al Mugello avrebbe dovuto convocare il team, aprire i sigilli insieme e verificare congiuntamente eventuali irregolarità interne. “Non ci è stato permesso di fare nulla di tutto ciò”.
Ricorso imminente: “Andremo fino all’ultimo grado di giudizio”
Leopard Racing presenterà ricorso entro i termini previsti. Il team ha già coinvolto i propri legali e definirà la strategia difensiva tra martedì e mercoledì.
Lundberg assicura che la squadra è pronta a portare la vicenda “fino all’ultimo organo di giustizia mondiale”, anche a costo – dice – “di spendere tutto il budget 2026 in avvocati”.
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