MotoGP | Iannone: “La mafia è più grande dello sport”

Il pilota abruzzese si è sfogato sui social dopo l'assoluzione di Alex Schwazer

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MotoGP Sentenza Doping Iannone – Andrea Iannone si è sfogato sui social attraverso una “storia” Instagram (che potete vedere qui sotto) dopo l’assoluzione di Alex Schwazer, che si è visto archiviare le accuse di doping “per non aver commesso il fatto”.

Il Tribunale di Bolzano ha messo fine al processo di primo grado per doping nei confronti del marciatore italiano, perchè come riportato dalla Gazzetta dello Sport: “Nella sua ordinanza di 87 pagine il Gip Pelino, oltre ad ritenere che i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer l’1 gennaio 2016 “siano stati alterati allo scopo di risultare positivi”, ha parlato di “autoreferenziale sistema da parte di Wada e Iaaf (oggi World Athletics, federazione mondiale di atletica leggera) che non tollerano affatto controlli dall’esterno ed anzi siano pronte a tutto per impedirlo, al punto da produrre dichiarazioni false e porre in essere frodi processuali”.

Iannone che si è sempre proclamato innocente, ha fatto una storia su Instagram dove ha detto: “Voglio solo dire una cosa a riguardo di queste situazioni che accadono oramai da tempo. Devo dire che questo sistema va fermato per gli atleti che da una vita si sacrificano e fanno sforzi psico fisici senza essere dopati. Perché sì, sicuramente ci sono atleti che si dopano ma anche atleti che non si sono mai dopati. È giusto che i primi vengono puniti, ma gli altri non è giusto che paghino per niente, perché la mafia è più grande dello sport oggi come oggi. Quindi questo sistema va fermato perché fa veramente schifo.”

Ricordiamo che il pilota dell’Aprilia era stato sospeso per 18 mesi dopo essere stato trovato positivo al drostanolone dopo un controllo antidoping effettuato nel Gran Premio di Malesia del 2019.

Il 15 ottobre 2020 Iannone si era presentato davanti al Tas di Losanna per presentare appello contro la sospensione iniziale di 18 mesi. Il Cas (Court of Arbitration for Sport) ha respinto questo ricorso pilota ed ha accolto la richiesta dell’Agenzia mondiale antidoping (la Wada) di inasprire la pena a 4 anni.

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