Moto2 | Sito Pons si difende dalle accuse di frode fiscale

Lettera degli avvocati di Pons che puntano a chiarire la situazione

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Motomondiale Moto2 – Dopo la richiesta della procura, che ha chiesto 24 anni di carcere per Sito Pons per presunta frode fiscale, arriva la risposta del due volte iridato della classe 250cc e ora Team Owner del Pons Racing.

Lo ha fatto con una dura lettera pubblica emessa dai suoi avvocati: Molins-Picaza-Cuatrecasas, ecco cosa dice la lettera così come riportato da Marca.com.

“Alla luce delle informazioni pubblicate oggi dai media e nella nostra qualità di avvocati per la difesa del sig. Alfonso (Sito) Pons, vogliamo dichiarare:

PRIMO – L’accusa della Procura della Repubblica nei confronti del nostro cliente si basa sull’erroneo presupposto che il signor Pons non avrebbe effettivamente risieduto nel Principato di Monaco fino al 2012, né nel Regno Unito da quell’anno, ma in Spagna e, quindi, è lì che avrebbe dovuto pagare le tasse. Tuttavia, il sig. Pons ha effettivamente risieduto a Monaco fino al 2012 e, successivamente, nel Regno Unito, come dimostrato fin dall’inizio, dai certificati rilasciati a tale scopo dalle autorità dei rispettivi paesi. Come stabilito dai nostri tribunali, il semplice possesso dei certificati di residenza fiscale di un altro Stato sarebbe sufficiente per escludere la commissione di un crimine di frode al Tesoro pubblico

SECONDO – Dal 2012 il signor Pons ha pagato le tasse nel Regno Unito in conformità con la legislazione di quel paese, in cui ha la sua residenza abituale e il centro dei suoi interessi economici, in particolare l’attività della sua squadra PONS RACING. Le stesse autorità britanniche hanno difeso con veemenza contro la Spagna la residenza a Londra del sig. Pons nella procedura prevista per evitare la doppia imposizione dei contribuenti. Questa procedura attende che le autorità fiscali spagnole rispondano alle richieste delle loro controparti britanniche. In questo contesto, le autorità spagnole hanno terminato in fretta le procedure di ispezione e hanno deferito il procedimento alla Procura prima di attendere la risoluzione della procedura amichevole. Quanto sopra è molto rilevante perché l’avvio della procedura amichevole tra Spagna e Regno Unito avrebbe dovuto paralizzare qualsiasi azione in campo fiscale, quindi non avrebbe mai dovuto raggiungere la Procura per avviare un procedimento penale a carico del sig. Pons. La residenza fiscale difficilmente può essere intesa come simulata quando le autorità competenti, in questo caso, gli inglesi, hanno richiesto l’apertura della procedura amichevole quando hanno scoperto che la residenza fiscale del sig. Pons si trova nel Regno Unito. Questo è un processo che, sebbene previsto dalla Convenzione per evitare la doppia imposizione, non è comune.

TERZO – Le frequenti visite del sig. Pons a Barcellona, alluse dal procuratore nella sua accusa, sono giustificate dal fatto che gran parte della sua famiglia vive in quella città e che questo è il solito punto d’incontro per la sua squadra nei suoi viaggi durante la stagione delle competizioni. Inoltre, la Spagna è il luogo in cui gran parte dei test e delle competizioni a cui partecipa il team PONS RACING. Mr. Pons trascorre la maggior parte dell’anno viaggiando tra i circuiti per motivi professionali e nella sua residenza di Londra.

QUARTO – L’attuale accusa è inquadrata in una persecuzione che, per anni, il Ministero del Tesoro spagnolo ha lanciato ingiustamente contro il nostro cliente. Il signor Pons era già ingiustamente comparso davanti alla Procura e dall’Agenzia delle Entrate nel 2011 ed è stato liberamente assolto da qualsiasi crimine sia dal Giudice Penale che dal Tribunale Provinciale di Barcellona, ​​che hanno poi respinto con forza che il nostro cliente avesse simulato il suo luogo di residenza o commesso alcun crimine.

QUINTO – L’ evidente sproporzione delle sanzioni richieste (ventiquattro anni di carcere, vale a dire la pena di due omicidi) mostra la volontà sia della Procura che dell’Agenzia delle Entrate di utilizzare illegalmente il nostro cliente per scopi esemplari, costringendolo indebitamente a pagare ingenti somme che non deve in alcun modo. Nonostante ciò, il signor Pons ha offerto garanzie sufficienti per coprire i debiti fiscali, senza che detta offerta fosse stata accettata per sospendere l’esecuzione dello stesso. In breve, come già accaduto nel 2011, questa difesa dimostrerà nell’atto del processo orale l’assoluta innocenza di Alfonso Pons.”

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