Superbike | Il pilota più vincente nella classe regina delle derivate di serie si racconta

Jonathan Rea rivela a WorldSuperbike.com il suo essere contemporaneamente ineccepibile professionista, grande Campione, marito e padre orgoglioso

Superbike | Il pilota più vincente nella classe regina delle derivate di serie si raccontaSuperbike | Il pilota più vincente nella classe regina delle derivate di serie si racconta

Jonathan Rea (Kawasaki Racing Team WorldSBK) non ha bisogno di presentazioni dato che ha i record a parlare per lui: con cinque Titoli Mondiali, 88 vittorie complessive e un incredibile 2019 che lo ha visto andare a punti in ogni gara, è il pilota di maggior successo nella classe regina delle derivate di serie.
Nato in Irlanda del Nord nel 1987, Rea ha iniziato la carriera solo nel 2003 nel motocross e poi è diventato una leggenda negli sport a motore. Oltre a essere un atleta professionale e una stella, Rea si dedica al 100% alla sua famiglia e riesce a essere un ragazzo “normale” fuori dalla pista! Scopri come mai prima d’ora il cinque volte Campione del Mondo WorldSBK!

La maggior parte dei piloti arriva al vertice abbastanza velocemente ma ho dovuto lottare ogni fine settimana in passato. Geograficamente è stato difficile provenire dall’Irlanda del Nord. Quando ho iniziato a gareggiare io e mio padre ogni fine settimana dovevamo prendere una barca per l’Inghilterra per poi metterci alla guida andando alla ricerca delle varie competizioni. Papà mi ha gestito in modo perfetto, mi ha capito persino nei momenti più difficili e penso che lui mi abbia formato e tutto quello che ha fatto ha avuto una grande importanza anche per tutti i risultati che ho ottenuto.

La lezione più grande è arrivata dai momenti più difficili. Anche l’esperienza maturata nel motocross mi ha aiutato ad arrivare dove sono arrivato. Ho dovuto affrontare incidenti che avrebbero potuto anche mettere fine alla mia carriera e ho avuto a che fare con momenti difficili prima di diventare un campione.

Ora posso guardarmi allo specchio e pensare “Sto facendo del mio meglio”. Ora che ho 32 anni ho iniziato a imparare a piacermi. Da giovane spesso mi arrabbiavo quando mi capitavano delle giornate storte. Diventando più esperto e avendo una famiglia tendi a razionalizzare le cose molto meglio e penso di essere diventato più saggio.

Quando sono in pista sono io ad essere al centro dell’attenzione mentre a casa è tutta per i bambini. Quando sono a casa provo a non pensare alle moto. Mi piace molto preparare da mangiare, a volte io e Tatia cuciniamo in stile Master Chef! Mi piacciono le cose normali, mi piace condividere una bottiglia di vino con mia moglie e mettere a letto i bimbi. Tutti e due giocano a calcio e quindi il fine settimana sono sui vari campi in cui giocano.

Per me l’equilibrio nel WorldSBK è perfetto e posso anche avere un certo livello di normalità a casa. La differenza più grande tra vincere il mio primo Campionato e ora è che le persone hanno molto interesse e io sono molto impegnato per ragioni di marketing. Ma riesco ancora a fare il papà, il marito e ragazzo normale anche mentre sono impegnato negli allenamenti o con i vari media.

Avere una famiglia è la cosa più difficile nella vita e che ti fa capire che oltre alle gare c’è molto altro. Amo questo sport, le moto sono tutto quello che conosco, ma so anche che questa è una vita egoista. Sei sempre in viaggio e non è normale quando hai due figli piccoli. Il mio futuro dipenderà da quello che faranno i miei figli. Se continueranno a giocare a calcio e vorranno viaggiare allora li aiuterò. Sento che la mia famiglia ha messo in pausa la propria vita per farmi vivere il mio sogno.

“Circondati di buone persone” è il primo consiglio che mi sento di dare a chi fa parte del nostro ambiente dal punto di vista della famiglia fino al capotecnico. I ragazzi del team KRT per me sono dei fratelli e mi piace molto vivere il fine settimana quando c’è da impegnarsi tanto. Dopo una giornata difficile non vedo l’ora di andare a cena, di sedermi con i ragazzi e scherzare sulla normalità.

Nel WorldSBK, la parte ingegneristica è importante ma a fare la differenza è la componente umana. Ho vinto Titoli Mondiali grazie all’ottimo pacchetto che avevo, ma non solo dato che devi saper gestire le aspettative e soprattutto mentre guidi devi divertirti.

Nel 2016 stavo pensando al ritiro. In passato il mio obiettivo era quello di vincere almeno un Titolo Mondiale. Mio nonno mi diceva sempre: “Un giorno diventerai Campione del Mondo” ed ho portato sempre con me questa frase. Dovevo raggiungere questo obiettivo. Alla fine del 2015 potevo ritirarmi felicemente ma correre mi piace ancora troppo. Il mio obiettivo ora è quello di provare a continuare a vincere ancora dato che mi diverto troppo!”.

“Ancora non mi sono reso conto di aver vinto di nuovo il Campionato. È stato un po’ imprevisto vincerlo a Magny Cours, non ero preparato. Penso che quando andrò ai FIM Awards, e prenderò il trofeo in mano oltre alla medaglia in compagnia di tutti gli altri campioni, allora me ne renderò conto.

Quest’anno ho imparato a non arrendermi mai e a credere in me stesso. Da fuori sembro un uomo di ghiaccio ma è stata dura. Soprattutto quando ci siamo accorti di quanto fosse forte la nuova Ducati nei settori in cui invece noi non lo eravamo. Alvaro ha alzato il livello della competizione e abbiamo dovuto dare il nostro massimo tutte le volte. Abbiamo conquistato punti in tutte le gare e ne sono orgoglioso.

Non sono abbastanza stupido da pensare che vincerò per sempre. So che arriveranno nuovi piloti o nuove moto o pacchetti, forse un infortunio, ci saranno momenti difficili ma voglio provare a continuare ciò che sto facendo ora. Vediamo!

Una piccola parte di me avrebbe voluto avere una chance in MotoGP™ con un pacchetto competitivo. Ma non c’è mai stata questa possibilità e quindi non posso avere rimpianti. Ho fatto un sacco di errori ma non ho rimpianti.

Ogni stagione punto a un bonus di fine anno.Ho una collezione di orologi e ne ho comprato uno in Qatar in occasione della mia prima volta nel WorldSSP. È una specie di regalo che mi faccio ogni anno a fine stagione.

Qualcosa che nessuno sa è che ho una grande fede e sento che qualcuno mi stia guardando.Quando sono confuso, chiedo aiuto e ricevo ottimi consigli. Ricordo che quest’anno nel corso di una gara uscendo dai box ho chiesto aiuto ed è successo qualcosa che non posso raccontare e che ha cambiato completamente la stagione. Ecco il motivo per cui nel corso del giro di rallentamento guardo sempre il cielo”

Vota questo articolo
Leggi altri articoli in Superbike

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment Login

Articoli correlati