Superbike | Michael Van der Mark si racconta

Il pilota olandese ha parlato del suo idolo Valentino Rossi, delle sue origini e del suo sogno di diventare Campione del Mondo WorldSuperbike

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Nonostante la giovane età Michael van der Mark ha già collezionato diversi successi nel mondo delle derivate di serie, diventando prima campione del mondo WorldSSP e poi riuscendo a vincere delle gare del WorldSBK nelle sue, finora disputate, cinque stagioni.

WorldSbk.com è andato alla scoperta della vita del pilota olandese: di seguito riportiamo l’intervista integrale.

Sono molto fortunato per poter vivere facendo qualcosa che amo. Sono fortunato perché non penso che siano molte le persone che hanno l’opportunità di, in primo luogo competere e, secondo, di avere davvero successo. Certo, a volte bisogna essere fortunati.

Decisi che avrei voluto fare il pilota abbastanza tardi. Credo che avessi 11 anni, andammo al TT di Assen ed ebbi l’opportunità di sedermi sulla M1 di Valentino Rossi. Da quel momento, dissi a mio padre: “Voglio correre!” Però, ad essere onesto, sapevo che ero già abbastanza grande perché avevo quasi 12 anni.

Il mio obiettivo è quello di diventare campione del mondo e non penso ad altro. Quando tagliai la linea del traguardo diventando campione (del WorldSSP) non so a che cosa stessi pensando. Hai bisogno di tempo per realizzarlo. È qualcosa che si desidera e che si sogna per tanto tempo, è incredibile.

Mio padre è stato pilota prima che io nascessi ed è stata una fortuna per me. Non mi ha mai spinto a correre, mi lasciò decidere il momento in cui iniziare. I miei genitori mi hanno appoggiato e anche mia sorella. È stata una fortuna avere mio padre, ha messo a disposizione tutta la sua esperienza per trovare degli sponsor e tutto il resto.

Non direi di avere una grande eredità familiare alle mie spalle, ci sono solo lavoratori. Mio padre ha un’azienda di trasporto e, ad essere sincero, quando ho iniziato a correre, lui e l’impresa stavano passando un momento difficile.

Sono abbastanza tranquillo, però posso essere aggressivo e a volte persino arrabbiato. Penso che questo l’abbia ereditato da mia madre, la mia parte indonesiana.

Quest’origine indonesiana è abbastanza divertente perché molta gente non la conosce. Vedendo poi mia madre, allora si, ho ereditato da lei alcune sembianze. Tutto è nato perché pubblicai un video su Instagram sulla cucina indonesiana, e vedi il potere delle reti sociali! Ho moltissimi fan in Indonesia e spero di correre lì.

Correre con Troy Bayliss le mie prime gare a Phillip Island è stato qualcosa di veramente bello. Nessuno potrà guidare come lui.

Dopo, in Thailandia, ebbi una battaglia con Troy. Era come un bambino, saltando da tutte le parti e attraversando l’erba! Però durante alcuni giri abbiamo avuto lo stesso passo e io pensavo come può essere? Non avevo mai visto nulla di simile in vita mia.

Quando vinsi a Donington Park fu formidabile perché non successe niente di straordinario, fu il risultato a renderlo speciale. Tutto il fine settimana era stato strano. Ero stato male i giorni precedenti e penso che nelle FP2 arrivai addirittura ultimo. Tutti migliorarono nella seconda gara, però noi decidemmo di non cambiare nulla alla moto… E vincemmo di nuovo! Fu davvero speciale!

Per rilassarmi, mi stendo sul divano e guardo fuori. È difficile staccare del tutto, ci sono sempre delle moto da un lato o da un’altro piuttosto che qualcuno che parla di moto. Allora faccio la cosa che più mi piace: dormire!

Vuoi sempre battere il tuo compagno di squadra, però allo stesso tempo vuoi al tuo fianco qualcuno che sia forte. Nicky Hayden era speciale non sembrava mai forte fino a quando non era ora della Superpole o di affrontare la gara. Non è stato facile da accettare, però è qualcosa di buono che mi spinge al limite. Alex Lowes è sempre veloce però mentalmente è diverso dal correre con Nicky Hayden.

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