Superbike | Marco Melandri: “E’ il momento di cambiare vita”

Il pilota ravennate si ritirerà a fine stagione

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Marco Melandri si ritirerà a fine anno dalle corse. Il pilota ravennate, in sella da quando aveva cinque anni, ha deciso di appendere il casco al chiodo, quando alla fine del mondiale Superbike, categoria dove corre in sella alla Yamaha del Team GRT, mancano ancora cinque gare.

Melandri ha iniziato la sua carriera a due ruote con le bici, le BMX, quando aveva 5 anni. Tre anni dopo passa alle minimoto con le quali nel 1992 e nel 1994 è campione italiano. Nel 1996 vince la Coppa Honda, mentre nel 1997 è stato campione italiano della 125, diventando il più giovane a riuscire in questa impresa.

Nel 1998 disputa il Motomondiale nella classe 125cc arrivando terzo nella classifica finale con 202 punti. Nel 1999 all’età di 17 anni perde il titolo della 125cc per un solo punto, a vincerlo fu Emilio Alzamora, ora manager di Marc Marquez e del fratello Alex. Alzamora vinse per un solo punto, 227 contro 226 punti senza vincere nemmeno una gara.

Il titolo lo conquista tre anni dopo in sella all’Aprilia nella categoria 250cc con Rossano Brazzi come capo-tecnico. Passato successivamente in MotoGP, nel 2005 è stato vice-campione del mondo. Corre dal 2011 in Superbike dove non ha mai vinto il titolo pur sfiorandolo. Ha corso con Yamaha, BMW, Aprilia e Ducati. Ora la decisione del ritiro a fine stagione.

Dichiarazioni Marco Melandri Superbike ritiro a fine 2019

“Questo capitolo della mia storia finirà a fine 2019, è il momento di cambiare vita. Il weekend di Misano è dove ho toccato il fondo, spero ora possa lottare fino a fine anno. Voglio finire bene la carriera, facendo del mio meglio fino all’ultimo giro.”

Marco Melandri: i motivi del ritiro

Il pilota italiano ha raccontato come è nata questa decisione: “Ho vissuto una favola e, come tutte, c’è un inizio ed una fine – ha spiegato – Non mi andava l’idea di ostinarmi ad andare avanti a tutti i costi, dopo che si è abbassata la fiamma, le energie sono sempre un po’ meno. Torni a casa e non apprezzi più quello che hai fatto, devi avere la forza ed il coraggio di dire basta”.

Un’idea nata da qualche tempo, non improvvisa: “Dalla Thailandia ho iniziato a pensare, l’idea di ripartire da zero e seguire di nuovo una strada che avevo appena affrontato, mi logorava. Abbiamo lavorato duro, ma il sabato a Misano è stato il punto più basso e più critico. Durante la gara mi facevo delle domande e questo significava che qualcosa non andava. La domenica mi sono divertito, volevo avere una conferma a Donington, invece sono sprofondato nuovamente delle difficoltà e dei malumori. Ho capito che era l’ultimo segnale, era il momento di dire basta”.

Anche se la stagione 2019 la chiuderà, con la voglia di aggiungere altre perle ad una carriera già strepitosa: “Fino a fine stagione voglio andare avanti come si deve, lo meritano Yamaha e GRT. Voglio godermi le ultime gare. mi piacerà ancora di più, mi sono tolto un peso e posso ancora divertirmi. Laguna è una delle piste più belle di sempre, l’Argentina può essere una buona pista per noi. L’importante non ci siano le buche. Paura? No, altrimenti mi fermerei subito”.

Marco Melandri e la sua lunga carriera

Una carriera lunga più di 20 anni, tante gare, momenti belli e brutti. Marco Melandri ha ripercorso alcune tappe: “Di momenti belli ne ho avuti fortunatamente tanti, quello che voglio è averne altri prima della fine della stagione. Di momenti brutti ce ne sono stati, ma mi hanno sempre aiutato a crescere”.

Con un retroscena particolare: “Il momento più inaspettato ma più brutto è stato probabilmente il finale del 2012, quando con BMW andammo in testa al campionato e mancavano poche gare. Ed il sabato pomeriggio al Nurburgring, il presidente di BMW Moto ci lasciò a casa tutti per l’anno dopo. Quello è stato davvero pesante. Il vero momento in cui mentalmente ho accusato”.

La moto più bella: “La cinque cilindri era la moto più adatta al mio modo di guidare. Mi ha fatto divertire tanto, mi ha permesso di lasciare in segno indelebile, come in Australia 2006”. Le differenze nel Motomondiale tra il 1998 ed oggi: “E’ diametralmente opposto. Quando ho iniziato ci trovavamo sotto la tenda Nolan a giocare alla Playstation, ora è un mondo di rivalità, sembra non ci sia più spazio per i rapporti umani. Anche se in SBK l’ambiente è ancora tranquillo”.

Marco Melandri ed il suo futuro

Melandri vuole restare nell’ambiente e non esclude possa essere ancora in pista, anche oltre il 2019: “Quello che vorrei lasciare a GRT è un know-how ad un pilota giovane, mi piacerebbe forse Caricasulo, è molto bravo. Per il prossimo anno non ho intenzione di andare in America, anche se l’idea l’anno scorso mi piaceva molto, ma voglio andare in moto. Mi piacerebbe fare gare diverse. Andai a vedere La MotoE nei test a Jerez, l’idea di fare qualche gara in un campionato di contorno non lo escludo. Ora voglio cambiare le abitudini, voglio fare sport, ma per divertimento. Vivere la vita con un po’ di relax”.

Le auto? “Mi sarebbe piaciuto provare una monoposto seria e chiesi anche ad Audi e BMW di provare una DTM, ma non se ne è fatto nulla. L’idea di fare qualcosa in pista mi piacerebbe. Se ci fosse la possibilità perché no. Endurance? No, il correre di notte mi fa un po’ paura”. Ma, per l’immediato, la voglia è pensare ovviamente alla famiglia: “Ora voglio godermi la mia famiglia e mia figlia, che sembra nata ieri e tra due settimane fa 5 anni”. Per chiudere con anche un po’ di commozione, quando arriva l’applauso di chiusura della conferenza stampa.

Articolo in collaborazione con Fabio Cavagnera

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3 commenti
  1. Avatar

    ueueue

    9 luglio 2019 at 21:49

    Molla ancora..
    Spero cambi idea..ancora..

  2. Avatar

    Raphael

    9 luglio 2019 at 21:52

    Era ora….

  3. Avatar

    fatman

    9 luglio 2019 at 23:08

    Il grriatra dovrebbe prendere esempio…agonia infinita…

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