MotoGP | Valentino Rossi, “15 anni fa ero il più veloce in pista, ora molte volte no”

In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport il pesarese si è raccontato alla vigilia dei 40 anni

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MotoGP – Alla vigilia del 40esimo compleanno, Valentino Rossi si è concesso ad una lunghissima intervista realizzata dalla Gazzetta dello Sport e in edicola il 15 febbraio. Sabato 16 febbraio sarà inoltre presente nelle edicole un numero speciale di Sportweek incentrato proprio sul campione pesarese, con il racconto di 40 suoi amici.

Di seguito riportiamo alcuni estratti del’intervista a cura di Paolo Ianeri.

Valentino, cosa si regala per i 40 anni a chi ha, o può comunque comprarsi tutto?
«Non sono bravo a fare regali, mi trovo sempre in difficoltà. Io non saprei cosa regalarmi, ma gli amici riescono sempre a sorprendermi».

Rossi come sono stati i tuoi primi 40 anni?
«Belli. Sono contento di ciò che ho fatto e di come sono. Per la vita normale non è un problema, anzi, si sta proprio bene. Lo è di più per lo sport che faccio. Come pilota di MotoGP sono vecchio e mi dispiace. Mi piacerebbe continuare a correre tanti anni. Non sarà così».

Ogni bambino sogna di fare il pompiere, l’astronauta, il poliziotto.Lei?

«Da piccolino sognavo di fare il camionista. Non so perché, mi piaceva l’idea. Ma non capivo che era un mestiere parecchio difficile».

La storia di Rossi pilota la conoscono tutti. Ma Valentino a 40 anni che uomo è?
«Sono fortunato. Ho un bel rapporto con la famiglia, babbo, mamma, fratello e sorella. È importante. A 40 anni mancano solo i nonni paterni. Poi ho tantissimi amici che penso di essermi meritato negli anni. Mi fa sentire bene».

Per Jorge Lorenzo lei è diventato quasi più importante del suo sport, un rivale senza debolezze e il più difficile da battere.
«Lo ringrazio moltissimo, lui è stato ed è un mio grande avversario. Questa è la cosa che mi rende più fiero, aver fatto appassionare così tanta gente al motociclismo. Essere stato una pedina per averlo fatto crescere, far conoscere a tanti la cosa che mi piace fare di più».

Il rivale che più ha contribuito a far di lei una leggenda?
«Io inizierei da Biaggi, soprattutto in Italia la rivalità tra noi è quella che ci ha fatto diventare molto famosi».

Ha sfidato grandi campioni.

«L’altro giorno ho provato a contarli, son venuti fuori sei avversari top. Biaggi, Gibernau, Capirossi, Stoner, Lorenzo, Marquez. Immaginate Lauda-Hunt, diventati mitici con un solo rivale. Io ne ho avuti sei, una bega…».

Si sente sempre il più forte?
«Bisogna essere molto realisti. Io mi accorgo che 10, 15 anni fa ero il più veloce in pista e ora molte volte no. Però mi sento che, se lavoro bene, se sono in forma, se sono concentrato, posso essere quello che va più forte».

Perché a 40 anni e dopo avere vinto tutto, uno continua a sacrificarsi e dannarsi per lottare contro ragazzi che potrebbero essere suoi figli?

«Eh, bella domanda. Forse è un po’ come una droga, ciò che ti piace, che vuoi fare, il resto non dà lo stesso gusto. Dovessi pensare adesso di stare a casa non mi sentirei bene. Non sono pronto a dire basta, mi godo il riposo».

Sono almeno 10 anni che c’è chi dice che lei è finito.
«Le prime volte era nel 2007, avevo già vinto 5 Mondiali MotoGP. Per tutti stavo imboccando il viale del tramonto. Invece ho conquistato altri 2 titoli ma soprattutto, dopo più di 10 anni, sono ancora qua. Fa ridere. Sbaglio una gara, non vado forte in un test, arrivo 4° e devo smettere. Ma come? Mi pare un po’ estremo».

Il 10° titolo è un rimpianto o un sogno nel quale crede?

«Tutti e due. È un sogno nel quale credo ancora molto, ma anche un gran rimpianto, me lo sarei meritato. Due li ho persi all’ultima gara, e sono anche stato tantissime volte vice campione, quindi la mia carriera se ne meritava 10. È anche per quello che ci provo
ancora».

L’errore madornale?

«Vediamo… Già il Mondiale 2006 a Valencia se stavo più calmo e non cadevo lo vincevo. Poi ci sono state tante cose che non ho capito bene, cioè, se sono state un errore o meno: essere andato in Ducati, o anche in Yamaha invece di continuare a vincere
con la Honda. Oppure quanto successo a fine 2015, quando poi il Mondiale purtroppo l’ho perso. Ma l’errore vero mi è sembrato quello del 2006, potevo vincere».

A proposito di Ducati: avesse davanti altri 10 anni di carriera, riproverebbe la sfida?
«Con la Ducati di oggi? Non saprei. Mi è spiaciuto molto non essere riuscito a vincere con loro, ma non era il momento giusto. Siamo stati un po’ sfortunati entrambi».

Quello iniziato nel 2019 sarà l’ultimo contratto, o ha in testa un grande boh?
«Buona domanda. Sinceramente non lo so. Potrebbe essere l’ultimo, oppure no. Parliamo di come finirà una cosa che deve ancora iniziare. Hai molta voglia, ci sono due anni. Però anche io inizio ad avere i miei, di anni, potrebbe anche essere. Ma non ho ancora deciso».

I test cosa dicono?
«Abbiamo provato cose buone, c’è una bella atmosfera intorno al progetto. In Yamaha vedo tutti più concentrati e motivati. Poi da qui a risolvere i guai e recuperare il gap serve tempo».

È difficile essere la fidanzata di Rossi?
«Da un certo punto di vista sì: mi devi dividere con tutti. Anche se andiamo a cena in due non siamo mai soli. Viene il tifoso, il cameriere ti chiede la foto, quello del ristorante come va la moto. Oltre a questo direi di no, sono abbastanza facile, bravo,
non un rompicoglioni».

Diceva che per fare un figlio era tardi. Ha cambiato idea?
«Invece mi piacerebbe. È uno degli obiettivi, e anche lì non è che ho tanto tempo. È quasi ora».

Prossimi 40 anni cosa vuol fare Valentino?
«Intanto correre ancora. Qualche anno con le moto e poi un po’ di automobilismo serio. Poi diventare babbo, una famiglia, per il resto spero continui così».

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