MotoGP | Valentino Rossi: “Essere coinvolto nell’incidente di Simoncelli è stata una cosa devastante”

Rossi ha anche parlato di Marquez, dei suoi riti prima di salire in moto e di altro...

MotoGP | Valentino Rossi: “Essere coinvolto nell’incidente di Simoncelli è stata una cosa devastante”MotoGP | Valentino Rossi: “Essere coinvolto nell’incidente di Simoncelli è stata una cosa devastante”

Valentino Rossi Marco SimoncelliValentino Rossi, intervistato in esclusiva da “Riders”, è tornato a parlare di Marco Simoncelli. Il pesarese ha parlato dell’incidente (che lo ha visto incolpevolmente coinvolto), in cui ha perso la vita a Sepang nel 2011 il “Sic”. Rossi ha poi parlato di Marc Marquez, del rito di inginocchiarsi accanto alla moto prima di salire in sella, della VR46 Academy. Di lui ha poi parlato Uccio, suo “fido” collaboratore ma soprattutto amico.

“Con lui (il SIC) eravamo molto amici, stavamo insieme quasi tutti i giorni, almeno cinque, sei giorni a settimana. Quasi sempre, finito l’allenamento, andavamo a cena a casa di Carlo (Casabianca, il preparatore atletico), con il Sic che portava il sushi e che ne mangiava il doppio di noi e noi che lo mandavamo a…. Era bello. Essere anche coinvolto nell’incidente è stata una cosa devastante. Difficile da superare personalmente, ma non ho mai pensato di smettere. Mi è dispiaciuto però essere lì. Magari se fossi stato due moto più avanti sarebbe stato un po’ più facile, ecco. Però con il tempo passa tutto e quando penso al Sic ho solo ricordi positivi. Alla fine è andata così e non ci si può fare niente. Sono andato avanti per amore. Sennò avrei già smesso. Perché una situazione come quella dell’incidente di Marco non la superi. Ero già grande, avevo vinto dei Mondiali, potevo dire basta. Ho cercato di dividere le due cose, il dolore e quello che si deve fare per superare. Poi ho pensato alla carriera, che volevo continuare, volevo tornare in Yamaha e tornare a vincere.”

Capitolo Marc Marquez

“È impressionante quello che fa Marquez, anche perché non cade più… L’anno scorso si è salvato talmente tante volte che non può più essere un caso. Per prima cosa, secondo me lui si è adoperato per migliorare questa tecnica. Il suo stile di guida lo aiuta. Non so se è naturale o ci ha lavorato. Lui mette il suo corpo fra la moto e l’asfalto, usandolo per non cadere. Prima di lui non era mai successo. Secondo me non è l’elettronica, ma la moto. Quando succede a Pedrosa, cade. È la moto, secondo me, che è fatta in un modo che quando la ruota davanti si chiude continua comunque ad appoggiare. Questo succedeva anche prima di Marquez. A Stoner, per esempio. Pensiamo anche all’incidente del Sic, con la moto che ha continuato a curvare… Un’altra moto, tipo la nostra, se chiude davanti, la ruota tocca la carena e non la tiri più su. La Honda, magari per il V, tende a rimanere appoggiata per terra. Quindi Marquez, gli è successo una volta, due, tre e alla fine si è inventato un modo per ritirarla su. Lo Sky Racing Team VR46 in MotoGP? È un’idea che c’è, sarebbe bello.”

Rito dell’inginocchiamento prima di salire in moto

“Nasce dal Campionato italiano dei primi anni, non avevo la tuta su misura e quando partivo mi dava fastidio. Quindi facevo quel movimento, per metterla a posto nelle ginocchia e all’altezza del sedere. Facevo un piegamento, poi mi sono attaccato alla pedana. È diventato un rituale, anche se poi la tuta me l’hanno fatta apposta. Non è una preghiera, ma un momento di concentrazione. Perché quando si sale in moto, sia da corsa che da strada, ci deve essere uno stacco. È una cosa pericolosa, devi essere concentrato al 100%, lo faccio per dimenticarmi di quello che c’è stato fino a lì e pensare solo a guidare”. E perché hai deciso di salire sulla moto sempre dallo stesso lato, il destro? “Ah, questa è facile, perché è la parte della manopola del gas.”

VR46 Riders Academy

“L’Academy è l’aspetto che ci piace di più, fra tutto il resto. Ci dà gusto farla. Nasce tutto da Marco Simoncelli, che nel 2006-2007 era in crisi, non andava forte e mi diceva: “Vale, sono nella m…. e non riesco a cavare un ragno dal buco, mi fai vedere come ti alleni? Mi dai una mano? Ci alleniamo insieme?” Io ero amico di Marco, però come tutti eravamo molto gelosi del nostro modo di preparare le gare. Eravamo titubanti. Poi alla fine Sic era simpatico e mi sono detto: “Se c’è qualcuno che mi fa compagnia quando mi alleno o quando vado a girare con la moto da cross è bello”. Ho pensato fosse un modo per crescere e diventare più forti. Da lì nasce l’Academy. Nel frattempo arriva Franco Morbidelli e poi purtroppo arriva l’incidente del Sic. Quindi, anche un po’ per ricordarlo e portare avanti tutto questo in suo onore, abbiamo proseguito con il progetto e dopo Morbidelli c’è stato mio fratello, che aveva iniziato a correre con il suo babbo e gli chiedevo: “Ma sei sicuro?” mi sembrava strano. E poi il resto è venuto di conseguenza, in modo naturale. Tipo Migno, nel paddock lo vedevamo girare in bici e ci faceva ridere, perché era piccolino piccolino, e allora ci siamo detti: “Pigliamo anche Migno e diamogli una mano”. Quindi, non voglio dire che sia stato tutto casuale, ma è andata così.”

Uccio, suo inseparabile collaboratore, ma soprattutto amico.

“Prima eravamo nelle mani di persone che di Valentino vedevano solo il lato commerciale senza metterci un filo di cuore. Mi ricordo che in Turchia, nel 2006, litigai con il manager di allora e da lì cominciai a far aprire gli occhi a Vale. Nel 2008 eravamo in macchina, dall’hotel andavamo al circuito, io guidavo e ripetevo: “Vale oggi tiriamo fuori tutto quello che abbiamo, non lo far stare mai davanti, perché se gli metti sempre le ruote davanti va in ca….”. E lui: “Come faccio a stargli davanti?”. “Lascia i freni, entra dentro, lascia i freni, entra dentro. Tramortiscilo, per favore”. Ho continuato a rompergli i c….i tutto il viaggio, che lui a un certo punto mi ha detto: “Ok li mollo sti freni, basta però”. Però io non ho smesso, anche in griglia glielo dicevo, gli facevo: “Te lo ricordi? Te lo ricordi?”. Lui non rispondeva, ma ho ancora in mente questi occhi che non vedevano l’ora di partire, che mi emozionavano, perché avevo capito che recepiva tutto e sapevo che ce l’avrebbe fatta. Una volta nel 1998 Aprilia aveva organizzato uno shooting di due giorni. Vale non aveva ancora la patente ed eravamo andati su con la Bravo di mia mamma, a Venezia o quelle parti là. Primo giorno ok, secondo giorno ok, e poi dicono: “Ah c’è da fare anche domani mattina”. Ok. Dopo la mattina del terzo giorno ci dicono che dovevamo trasferirci da un’altra parte per finire le ultime cose nel pomeriggio. Ci accodiamo alle altre macchine, a un certo punto la prima della fila mette la freccia, tutti si preparano a girare e Vale mi fa: “Te vai dritto”. C’era anche Capirossi, c’erano i vertici Aprilia, potentissimi. Vale aveva vinto un solo Mondiale, non è che poteva permettersi di comportarsi come gli pareva. Gli altri vanno a sinistra e noi no. Sempre Vale mi fa: “Adesso scala una marcia, dai il gas e spegni i cellulari”. Pernat, allora il team manager Aprilia, mi chiamò la sera inca…., non avevano potuto finire il lavoro per colpa nostra. Vale è rimasto uguale: per fargli fare questo tipo di attività devi essere preciso. Se gli dici che un’intervista dura mezzora, deve durare mezzora, se no si infastidisce. Facciamo le stesse cose dal 1996, ci devono essere solo determinate persone. Nelle gare europee io, Carlo, Vale, Albi e Max, che mi ha sostituito come assistente. Fuori Europa io, Vale e Max. Basta. Lì non entra più nessuno. Vale dice: “Chiudete il bar”, che è l’ufficio dove si cambia. Da lì non si scherza più. Lì Vale comincia a pensare a quello che c’è da pensare, ed è un modo per iniziare la concentrazione e dire: “Oh, tra mezzora si parte”. I passaggi sono questi: «Motorhome. Io arrivo e Max già è lì. Max fa un check se è tutto ok, stivali, guanti, sottotuta. Poi ci vado io e faccio un’ulteriore verifica. Poi arrivano Vale, Carlo e Albi. Albi arriva a piedi, Carlo e Vale con lo scooter. Una volta tutti, chiudiamo il bar. Se uno dei nostri ha fatto bene ascoltiamo le interviste della Moto2, poi basta”. La tele non parla più, parla Vasco. “Vale accende la musica. O un Vasco d’annata o l’album Nessun Pericolo per te.”

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11 commenti
  1. Avatar

    Micbatt

    21 febbraio 2018 at 16:15

    Questa intervista spiega tra le righe la differenza tra un campione e basta …. e un uomo oltre al campione. Potete fare qualsiasi paragone con qualsiasi altro pilota …. ma non ci sarà mai nessuno come Valentino Rossi. Per quello che ha fatto. Per quello che ha dimostrato. Per quello che ha passato. Per quello che ancora farà. Grazie CAMPIONE.

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      fatman

      22 febbraio 2018 at 08:44

      …grazie a te che scrivi queste str@nz@te
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        Micbatt

        22 febbraio 2018 at 11:34

        FartMan… non perdi occasione di far prendere aria a quella cloaca che hai al posto della bocca

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        fatman

        22 febbraio 2018 at 15:32

        …il geriatra quest’anno vedrà solo 8
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  2. Avatar

    ueueue

    21 febbraio 2018 at 21:57

    Grande..grande Vale..

  3. Avatar

    ueueue

    22 febbraio 2018 at 18:27

    Grande lezione di vita:

    Una professoressa urlava sempre contro Fatm@n: “Mi farai impazzire, Fatm@n! Come te non c’è nessun caso! Fatm@n, sei inutile!”
    Un giorno la madre di Fatm@n andò a scuola per verificare come stava andando suo figlio. La professoressa le disse che suo figlio era un disastro, aveva le peggiori note dell’anno e che, in 25 anni di insegnamento, non aveva mai visto un bambino così, così stfonzo. La madre fu così spaventata da questa conversazione che decise di ritirare il figlio Fatm@n dalla scuola, e di trasferirsi a New York per farlo studiare in un centro specializzato.
    Dopo 25 anni, alla stessa insegnante fu diagnosticata una grave malattia del cuore. Tutti i medici consultati convennero che aveva bisogno di un intervento molto delicato e molto costoso, che solo un famoso medico residente a New York poteva fare. La professoressa, senza speranza, decise di vendere tutto quello che aveva, e con i risparmi di tutta la sua vita intraprese il viaggio per provare la costosa operazione che, infine, fu realizzata da quel medico fantastico. L’operazione fu un successo assoluto!
    Quando la professoressa aprì gli occhi, sentì tutta la forza tornare nel suo corpo e vide in piedi accanto a lei un giovane medico che le sorrideva. Avrebbe voluto dire qualche parola di ringraziamento, ma non riuscì a parlare: improvvisamente il suo viso diventò blu, e rapidamente morì davanti al medico che stava cercando di capire cosa era successo.
    Allora il dottore guardò al suo fianco e vide quello stfonzo di Fatm@n ,che lavorava alle pulizie dell’ospedale, che aveva staccato il respiratore artificiale per collegare l’aspirapolvere. Cosa pensavate? Che Fatm@n fosse diventato un grande chirurgo cardiovascolare? Avete letto troppi romanzi…
    Morale: chi nasce stfonzo, rimane stfonzo tutta la vita!

  4. Avatar

    V.D.S

    22 febbraio 2018 at 18:46

    Fatti vedere da uno bravo..

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    supermariacion

    22 febbraio 2018 at 19:18

    Ha parlato la punta dello squadrone dei coprofagi ah ah ah

  6. Avatar

    ueueue

    22 febbraio 2018 at 23:32

    Vai di sciolta te invece fatti una risata

    Grande Vale!!!!

    • Avatar

      V.D.S

      23 febbraio 2018 at 18:50

      Povero..
      io rido a leggere le vostre putt***te,non passa articolo nel quale non diate sfogo a tutto il vostro immenso talento!

  7. Avatar

    ueueue

    23 febbraio 2018 at 20:34

    Viceversa caro vds, viceversa..

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