Superbike: Il punto dopo i test ufficiali a Phillip Island

Possibili favoriti e probabili inseguitori nel primo round della stagione

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Mancano solo due giorni all’inizio del Campionato Mondiale Motul FIM Superbike, con l’appuntamento inaugurale del Yamaha Finance Australian Round, e mai come quest’anno la competizione si annuncia ricca di interesse e di spunti, almeno stando alle premesse.

La due giorni di test appena conclusa sulla pista australiana ha in egual misura rimescolato le carte e restituito le conferme di quanto era già nell’aria dopo le sessioni private di questo inverno: Kawasaki grande favorita, nonostante Phillip Island non sia un circuito storicamente molto adatto alle caratteristiche della Ninja, con le altre ad inseguire, dipendenti dalle condizioni dell’asfalto e dalle temperature.
La misura della supremazia della verdona non la da tanto il tempo fatto segnare da Tom Sykes lunedì pomeriggio, un 1m 31.097s risultato il migliore in assoluto, o quello di Rea martedì mattina, 1m 31.249s, ma il fatto che i due piloti siano stati in assoluto i più costanti nonostante i cambiamenti climatici, e soprattutto che il campione del mondo in carica sia stato in grado di mettere insieme ben 20 giri sull’ 1m32 basso.
Se si considera che la distanza di gara sarà sulle 22 tornate e che l’unico in grado di avvicinarsi al ritmo di Rea sia stato Chaz Davies, che di giri ne ha messi insieme però 14, si comprende come il margine di vantaggio del pilota nordirlandese sia ancora ampio: il campione in carica ha testato tutte le componenti previste dal programma di lavoro e in più è riuscito anche a fare un’ottima simulazione di gara, il sorriso a fine test è doveroso.
Tom Sykes non ha il ritmo del compagno di squadra, ha dalla sua la cattiveria sul giro veloce, ma senza la tenuta in gara è destinato a rincorrere, come l’anno passato, dietro anche a Davies.
Tuttavia l’iridato del 2013 si è detto ottimista in vista del weekend di gara, forte del fatto di essere andato veloce su una pista a lui non particolarmente congeniale e di avere un Ninja che si adatta maggiormente alle sue caratteristiche di guida.

Chi ha fatto un passo indietro è la Ducati: lunedì mattina il migliore è stato Davies, quarto a due decimi e mezzo da Rea terzo, mentre nella sessione del pomeriggio il ritardo del pilota gallese, che ha chiuso nono da Sykes, il migliore del turno, è salito a 6 decimi.
In entrambe le occasioni, Giugliano ha fatto peggio del compagno di squadra, rallentato dalla pioggia e dalle condizioni umide dell’asfalto: l’italiano si è poi riscattato nella mattinata di martedì, ultimo giorno di test, in cui ha chiuso secondo a due decimi e mezzo da Rea, con Davies settimo a sette decimi.
I due alfieri Ducati non hanno però concluso al meglio: nel pomeriggio non sono andati oltre un nono tempo, il gallese, a sette decimi abbondati da Rea, secondo, e un dodicesimo crono, Giugliano, a otto decimi dal campione in carica.

Il pilota italiano si è comunque detto soddisfatto della due giorni di test, in cui ha evidenziato che lui e la sua Panigale paradossalmente soffrono di più il caldo: nel weekend di gara sono al momento previste temperature miti senza pioggia, e questo potrebbe aiutare la Ducati a fare un passo in aventi rispetto ai test.
Dello stesso avviso è stato anche Chaz Davies, che dal canto suo era giustamente soddisfatto della simulazione di gara, l’unico a tenere il passo di Rea.

Note positive invece in casa Yamaha con Guintoli e Alex Lowes che hanno ben performato in tutte sessioni: il francese è stato anche autore del miglior crono, 1’31.940, nell’ultimo turno, con il compagno di squadra terzo a meno di due decimi.
La R1 sembra comportarsi meglio con temperature calde, in una pista comunque a lei congeniale: lunedì, quando la pioggia ha rinfrescato aria e asfalto, i due piloti hanno fermato il cronometro rispettivamente al settimo, Guintoli a un secondo quasi dal leader Van der Merk, e decimo, Lowes a un secondo e tre decimi, mentre nella sessione del pomeriggio hanno fatto registrare un sesto, Guintoli, a 5 decimi da Sykes, e settimo, Lowes a 6 decimi scarsi.
Il pilota francese nel commentare la due giorni di test si è detto piacevolmente sorpreso dei progressi fatti, che sono andati oltre le loro previsioni, confermando le buone sensazioni in condizioni calde: unico neo, la velocità di punta, ancora inferiore agli avversari.

Sorprese anche in casa Honda, con Michael Van der Mark autore del miglior tempo del turno mattutino di lunedì, un 1m 31.510s che ha ripetuto nella sessione del pomeriggio classificandosi terzo, mentre il neo compagno di team Nicky Hayden è sembrato perfettamente a suo agio nella nuova veste Superbike, andato progressivamente in crescendo e mettendo a referto un 1m 31.558s, a 5 decimi da Sykes, autore del miglior crono assoluto.

Queste sono le principali forze che vedremo in campo nel fine settimana, salvo imprevisti: BMW e Aprilia sono progetti ancora troppo in divenire, soprattutto la casa di Noale con il team Ioda Racing per poter fare già oggi delle previsioni sensate.

In chiusura, facendo un confronto con i tempi fatti registrare nella due giorni dello scorso anno, con le dovute proporzioni considerando che per una Suzuki uscita dal circus, abbiamo una Yamaha al rientro, e per una BMW cresciuta quantomeno nell’impegno abbiamo un’Aprilia ridimensionata, i tempi di riferimento si sono alzati, se pensiamo che il più veloce in assoluto era stato Alex Lowes su Suzuki con un 1m 30.859s, due decimi abbondati in meno rispetto al miglior riferimento, 1m 31.097s, di Sykes.
Kawasaki che ha peggiorato le sue performance se l’anno passato aveva fermato il cronometro con Rea sul 1m 30.880s, il più basso tra i tempi fatti registrare al box della verdona in quell’occasione.
Peggio ha fatto anche la Ducati, con Chaz Davies che l’anno scorso si era portato a casa un 1m 31.296s come miglior crono, mentre ora si è fermato a un 1m 31.678s come best practice.

Certamente bisognerebbe fare queste valutazioni tenendo conto delle condizioni climatiche e di asfalto, che non possono essere paragonate da un anno con l’altro, tuttavia potrebbe essere interessante valutare i test appena conclusi anche alla luce delle evoluzioni dei tempi da un anno con l’altro.

Storicamente, chi vince la gara d’esordio vince anche il titolo iridato: l’anno scorso Jonathan Rea si era portato a casa Tissot-Superpole e gara 1, con Haslam a negargli la doppietta nella seconda corsa.
Vedremo cosa riserverà la cabala australiana questo fine settimana.

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2 commenti
  1. Avatar

    ligera

    24 febbraio 2016 at 16:40

    Quest’anno sono tanti i piloti e tante le case che hanno fatto bene in Australia. Certamente 2 giorni e primo ed unico test ufficiale prima del mondiale, non ci possono dare una reale dimensione, anche se, essendo così vicini e correndo proprio su questa pista, avranno cercato di dare il massimo, quantomeno nel settaggio delle moto.

    In definitiva, c’è la possibilità (come spesso accade in SBK del resto), che siano in tanti a contendersi il podio e si assisterà a 2 bellissime gare se rispetteranno un poco le forze messe in mostra.

    Davanti al gruppo, ancora le Kawa.
    Honda (il giovane ha preso confidenza con la moto) ha prodotto una moto competitiva e i suoi piloti hanno voglia di ben figurare
    Yamaha al rientro, fa già vedere di avere una ottima moto, ancora qualche piccolo intervento e potrebbe rivelarsi la sorpresa del mondiale.
    BMW è ancora in difficoltà, ma il lavoro fatto sta dando i frutti sperati e le prestazioni ne hanno risentito, avvicinandosi ai piani alti.
    L’Aprilia, già in decadenza l’anno scorso, pare non voglia saperne di invertire la tendenza. Tutte (o quasi) le risorse indirizzate alla MotoGP e la SBK ne risente tantissimo.
    Ducati ha la voglia e la tecnologia per tornare in vetta, hanno migliorato la Panigale, ma anche la concorrenza non è da meno e questi test lasciano il discorso in sospeso, sino al momento delle gare.

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