MotoGP Valencia: Alex De Angelis, “Non mi aspettavo tanto affetto e non vedo l’ora di risalire in sella”

Il pilota sammarinese non ha mai pensato al ritiro nonostante il brutto incidente

MotoGP Valencia: Alex De Angelis, “Non mi aspettavo tanto affetto e non vedo l’ora di risalire in sella”MotoGP Valencia: Alex De Angelis, “Non mi aspettavo tanto affetto e non vedo l’ora di risalire in sella”

Alex De Angelis ha mantenuto la sua promessa ed è arrivato a Valencia dopo il terribile incidente subìto nelle FP4 del GP del Giappone. Il pilota sammarinese dello Iodaracing è stato “circondato” da tanto affetto, che lo ha sorpreso. Colleghi, tra cui Valentino Rossi, addetti ai lavori e semplici tifosi lo hanno accolto a braccia aperte. Il suo primo pensiero è stato quello di tornare in moto, mentre dell’incidente non ricorda nulla. A lui la parola.

“Ho visto negli occhi di chi mi ha incontrato nel paddock di Valencia tanta meraviglia e gioia. Non mi aspettavo tanto affetto, davvero. Già nei giorni che ho passato in ospedale, dal momento in cui i medici mi hanno svegliato, ho avuto migliaia di messaggi, sia sui social che personali. Voglio ancora una volta ringraziare tutti, dai medici dell’ospedale Dokkyo al Dottor Michele Zasa della Clinica Mobile, la mia famiglia e la mia squadra che mi è stata vicina moltissimo”.

Nella caduta di Motegi hai riportato diversi traumi e fratture, ma come stai ora?

“Sono in piedi, cammino, sorrido. Uno che sta male non fa queste cose. Certo non sono ancora pronto per andare in moto, ci mancherebbe, ma riesco quasi a fare tutto. Per ora l’unica cosa che riesco a guidare è la macchina, diciamo che la difficoltà maggiore è allacciarmi le scarpe. Per le fratture che ho sulla schiena ancora non posso piegarmi bene. Qui a Valencia sto proseguendo la mia fisioterapia con i ragazzi della Clinica Mobile che mi sono stati sempre vicino. Mi hanno detto che tra un mese potrò tornare ad allenarmi normalmente. Non ho fretta anche perché la MotoGP per regolamento dovrà stare ferma nei mesi di dicembre e gennaio”.

Cosa ti ricordi dell’incidente?

“Assolutamente nulla e forse è anche un bene. A dire la verità non mi ricordo per intero tre giorni di quel week end, il sabato, la domenica e anche il lunedì. Il primo giorno forse non lo ricordo per la botta nella caduta, gli altri due perché ero sedato. Mi ricordo vagamente la voce di Giampiero Sacchi, ma è tutto confuso”.

La tua è stata una degenza lunga in Giappone, come ti sei trovato?

“Tranne per i problemi di lingua con gli infermieri, tutto è andato benissimo. Mi hanno curato molto bene, i medici sono stati molto presenti e mi hanno fatto tutte le terapie e i controlli necessari, anzi anche di più. Per me è stato un bene che mio padre e mio fratello mi abbiano raggiunto, in questo modo il tempo è passato un po’ più in fretta. Il problema era stare fermo nel letto per tutto il giorno, le ore non passavano mai”.

In teoria con le tue fratture (circa sei sulla colonna vertebrale, due costole, la clavicola e la scapola destra, e lo sterno crinato) non potresti essere già in piedi…

“Anche i medici sono stupiti dai miei miglioramenti. Contro il loro parere mi sono messo in piedi da solo. L’ho fatto per rassicurare me stesso di non avere traumi più gravi. Poi ho visto che riuscivo, ogni giorno un po’ di più, a camminare. Quando sono tornato a casa a San Marino, dopo essere uscito dall’ospedale di Stato, ho subito fatto 40 minuti di ciclette”.

Ti ha mai sfiorato l’idea di ritirarti?

“No. Assolutamente. Questo sport mi piace moltissimo e sono certo di essere in grado di fare ancora delle belle stagioni. Ho solo 31 anni, posso correre ancora per un po’. Anzi non vedo l’ora di tornare in sella, il primo febbraio sarò in Malesia per fare i test. Mi preparerò per arrivare a queste prime prove della prossima stagione al meglio della forma”.

Come vedi questo finale di stagione?

“Non so esattamente cosa sia successo in pista in Malesia, perché quando si correva io ero in aereo verso l’Italia. Poi non ho avuto la possibilità di guardare la gara. Quello che non mi è piaciuto in questi giorni è la tensione che si è creata. Il nostro sport è bello perché i tifosi sanno stare insieme, seduti uno accanto all’altro anche se hanno simpatia per diversi piloti. Spero che le tensioni di questi giorni non cambino le cose. Gli incitamenti che ho visto sui vari social a far cadere questo o quel pilota non fanno parte del nostro sport. E poi cadere fa male, io lo so bene. Il nostro sport è già abbastanza rischioso così com’è”.

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1 commento
  1. Avatar

    V.D.S

    7 novembre 2015 at 16:31

    Bravo Alex,una lezione di civiltà verso tutti quelli che hanno pensato solo alla loro stupida guerra personale,che niente ha a che vedere con lo sport.
    Rimettiti in fretta.

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