Superbike: Il Campionato del Mondo eni FIM Superbike spalanca le porte alle donne

Tre professioniste della Superbike raccontano la loro esperienza lavorativa in un mondo prettamente maschile.

Valentina Conti, Ilaria Casarini e Silvia Sanchez raccontano la loro esperienza lavorativa nel Campionato del Mondo eni FIM Superbike.
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La stagione 2012 del Campionato del Mondo eni FIM Superbike sta volgendo al termine.

Molte cose stanno cambiando. Il Campionato sta aprendo le porte a nuovi mercati: quest’anno si è corso, per la prima volta nella storia dei campionati mondiali di motociclismo, in Russia e per la prossima stagione i round in calendario sono quindici. Le novità più eclatanti riguardano sicuramente l’esordio in India e a Jerez de la Frontera ed i grandi ritorni a Laguna Seca ed in Indonesia.

Un altro cambiamento importante che il mondo della Superbike sta vivendo riguarda l’impegno lavorativo delle donne nei ranghi di Organizzatori, Sponsor e Team. La rappresentanza femminile è in continuo aumento; tra le professioniste impegnate nel Campionato delle derivate di serie, abbiamo incontrato Valentina Conti, Sponsorship & Int’l PR Associate Manager di Infront Motor Sports, società che organizza e gestisce il Mondiale, Ilaria Casarini, Wsbk Marketing Coordinator della squadra Racing di Pirelli, e Silvia Sanchez, addetta stampa del Team Kawasaki PROVEC.

Donne che si sono costruite da sole, che dopo anni di dura gavetta sono arrivate ad occupare posizioni “che contano” e che, fino poco tempo fa, erano considerate esclusiva degli uomini.

D.: Valentina, come è iniziata la tua esperienza lavorativa all’interno della squadra di Infront? Di cosa ti occupi esattamente?

R.: Sono entrata a far parte della squadra Infront un anno e mezzo fa, all’inizio del campionato 2011.
Per me è stata un’ottima opportunità perché sono da sempre una grandissima appassionata di motori, di Superbike in particolare, e sono una motociclista quindi per me è stato come coronare un sogno. Allo stesso tempo è stata una grande sfida e ho corso anche dei rischi perché non sono una giornalista e non ho mai fatto l’addetta stampa.

Per i quattordici anni precedenti a questo mi sono occupata di comunicazione in un’agenzia di advertising e marketing, anche se sempre a contatto con il mondo dei motori, più quattro ruote che due. Lì ho iniziato a farmi un po’ le ossa su quello che è lo scontro/confronto con gli uomini che ovviamente sono molto presenti numericamente e, ovviamente, nei ruoli più decisionali.

Qui ho avuto la fortuna di incontrare persone come Paolo Ciabatti (Director of Superbike World Championship ndr.) e Julian Thomas (Press Office Associate Manager ndr.) che mi hanno accolto dandomi questa opportunità. Credo che la presenza femminile sia richiesta, nell’ambito dell’organizzazione di eventi sportivi, in ottica di coordinamento e di gestione della logistica, delle relazioni, dei rapporti; sembra un po’ banale dirlo ma noi abbiamo una visione più d’insieme ed è anche così che poi abbiamo la possibilità di chiedere spazio.

Quest’anno, quindi con l’inizio della mia seconda stagione, Infront mi ha dato l’opportunità di rivestire un ruolo ancora diverso ed importante assegnandomi anche la responsabilità delle sponsorizzazioni; mi occupo quindi delle relazioni con i media, con la stampa, con tutto quello che è il mondo dell’organizzazione di un evento sportivo e nello stesso tempo gestisco anche la visibilità dei nostri sponsor, ottimizzando al meglio anche le attività di comunicazione, sia in circuito che fuori, prima dei vari eventi.

D.: Quanto è stato difficile far valere le tue capacità in un mondo prettamente maschile?

R.: Guadagnarsi la fiducia degli altri, prima di tutto degli uomini, è molto impegnativo; devi scontrarti con chi pensa che non sai neanche com’è fatto un motore o qual è la differenza tra un due e un quattro cilindri. Io ho avuto la fortuna di avere degli interlocutori intelligenti ed aperti a capire il mio potenziale e questo mi ha sicuramente aiutata, lasciandomi strada libera.

D.: Sembra che la Superbike si stia aprendo all’avvento delle donne, non solo come ombrelline. Tu che ne pensi?

R.: All’interno dei box le figure che si occupano di logistica, di coordinamento, di hospitality, di relazioni, ora sono quasi tutte donne. E questo anche nei team ufficiali, non solo nei team piccolini delle categorie di contorno alla Superbike, che magari possono avere esigenze di gestione un po’ più a livello familiare. Nei team ufficiali ora abbiamo le addette stampa, le donne “tutto fare” che hanno quasi “la capacità di essere in tre posti nello stesso momento” cosa che difficilmente riesce ai colleghi uomini.

D.: Cosa consigli alle donne che vorrebbero percorrere la tua stessa strada?

R.: Consiglio senz’altro una conoscenza, o uno studio in caso di mancanza di esperienza, di quello che è il settore.
Alla fine sono i fatti che contano; bisogna far vedere alle persone che abbiamo intorno, che ci selezionano, che ci osservano nel periodo di prova, che di motori sappiamo parlare, che capiamo la materia, che abbiamo una conoscenza dello storico
, che nel nostro caso sono 25 anni di attività sportiva straordinaria, e sicuramente tanta applicazione.

E’ un lavoro difficile da conciliare con una vita familiare o con altri tipi di interessi: sono single e in questo momento non ho esigenze o prospettive di mettere su famiglia perché sarebbe molto difficile, mentre sappiamo che la maggior parte degli uomini che sono nel paddock sono sposati con figli.

Quindi impegno, spirito di sacrificio e tanta conoscenza anche tecnica della materia.

D.: Ilaria, qual è il tuo ruolo all’interno del Team Pirelli Superbike?

R.: Io mi occupo di marketing e sponsorizzazioni.
Sono l’account di Infront per quanto riguarda il nostro contratto Superbike; mi occupo quindi delle attività di co-marketing che possiamo fare con loro e poi seguo la parte di marketing con i mercati locali di Pirelli nel mondo.

In ufficio, inoltre, mi occupo del controllo dei costi mentre il settore relativo alla logistica l’ho lasciato quando sono diventata mamma.

D.: Come fai a conciliare la vita da mamma e quella di professionista in pista?

R.: E’ dura, devi rallentare un po’.
Io sto ancora sfruttando la maternità quindi riesco a dedicare a mia figlia più tempo di quanto forse potrei fare con un lavoro puramente d’ufficio; il fatto che spesso il weekend sono via non è ottimale, soprattutto per lei, però credo che questo, come tutti i lavori, abbia i suoi pro ed i suoi contro.

Diciamo che sono fortunata a lavorare in questo Campionato, con questo Team e con questo capo (Giorgio Barbier, responsabile delle attività sportive di Pirelli ndr.); ora ho deciso di mettere un freno alle mie possibilità di carriera ma continuo a fare il lavoro che mi piace, organizzandomi al meglio per trascorrere più tempo possibile con mia figlia.

D.: Tu ora rivesti un ruolo importante e riconosciuto da tutti ma come si arriva a questi livelli? Secondo te cosa deve fare una donna per farsi accettare in un mondo prettamente maschile?

R.: Detto fuori dai denti, devi avere la fortuna di incontrare le persone giuste, che riconoscono il tuo valore, come a me è successo con Giorgio Barbier e chi lo ha preceduto. Sicuramente una laurea in ingegneria o comunque una formazione solitamente più maschile aiutano. E poi devi regolarmente dimostrare il doppio di quanto dovresti fare se fossi uomo.

Devi poi cercare di mantenere tutti i rapporti sul piano professionale; non dico di non sorridere mai ma se vuoi lavorare in questo ambiente, occupando posizioni di un certo rilievo, devi dimostrare di meritarteli e di essere una professionista, a costo di sembrare, soprattutto all’inizio, un po’ scostante o antipatica.
Poi, quando riconoscono il tuo ruolo di professionista, diventa tutto più facile.

Devi però evitare di intestardirti per ottenere certe informazioni o dati; a volte bisogna giocare d’astuzia, facendosi aiutare anche dai colleghi che hai accanto per ottenere ciò che ti serve. L’obiettivo non deve essere imporsi come donna ma trovare l’escamotage per avere le informazioni necessarie per far bene il proprio lavoro.

Devi lavorare a basso profilo, dimostrando che sai fare bene il tuo lavoro, sapendo che l’essere donna a volte comporta delle limitazioni, altre volte dei vantaggi.

D.: Silvia, come hai iniziato a lavorare nel mondo delle competizioni motoristiche?

R.: Lavoro nel mondo delle moto da moltissimi anni.
Ho iniziato lavorando in un’azienda che si occupa di carene per moto da corsa, poi sono passata al campionato spagnolo. Infine sono arrivata in Superbike e qui ho ritrovato molte persone conosciute nel corso degli anni trascorsi in Spagna e, soprattutto, nell’azienda di carene in cui lavoravo, perché rifornivamo moltissimi team del campionato spagnolo e della MotoGP.

D.: Ora lavori per il Team Kawasaki PROVEC, qual è il tuo ruolo?

R.: Sono l’addetta stampa e da quest’anno anche la team coordinator del Team Kawasaki.

Gestisco voli, viaggi, mi occupo di organizzare le interviste dei nostri piloti, Tom (Sykes), Loris (Baz) e prima di lui Joan (Lascorz), faccio tutto il possibile per aiutare il team.

Mi occupo anche delle questioni burocratiche come gli accrediti degli ospiti.

D.: Come ci si trova a lavorare in un ambiente prettamente maschile?

R.: Fortunatamente nel team non sono l’unica donna, con me c’è anche Marta, che si occupa del catering.
Il mondo delle moto comunque è un mondo di uomini e le donne sono viste principalmente come “semplici ombrelline”.
Però ci sono ruoli in cui noi riusciamo meglio; ai piloti a volte serve anche potersi appoggiare ad una persona che faccia un po’ da mamma, da sorella quando queste non ci sono.

Devi accertarti che non gli manchi nulla e a volte agli uomini risulta più difficile fare mente locale su tutto quel che può risultare necessario.

La percentuale di donne presenti nel mondo delle competizioni motoristiche è ancora minima, ma l’esempio del Campionato del Mondo eni FIM Superbike e delle professioniste protagoniste di questo articolo sono sicuramente di buon auspicio per il prossimo futuro.

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