Superbike Brno: dietro le quinte grazie a Stefano Penna, tecnico di pista di Pirelli

La Superbike non è solo piloti e moto in pista, dietro le quinte lavorano moltissimi tecnici ed esperti. Il loro impegno e la loro professionalità sono fondamentali perchè i piloti possano scendere il pista e regalare spettacolo a tutti gli appassionati.

Quando si guarda un gran premio di motociclismo si osserva il pilota, la moto, si guarda come piega, che velocità riesce a raggiungere e tutto finisce nel tempo di una ventina di giri di pista. Ma dietro c'è molto di più!
Superbike Brno: dietro le quinte grazie a Stefano Penna, tecnico di pista di PirelliSuperbike Brno: dietro le quinte grazie a Stefano Penna, tecnico di pista di Pirelli

Quando si guarda un gran premio di motociclismo si osserva il pilota, la moto, si guarda come piega, che velocità riesce a raggiungere e tutto finisce nel tempo di una ventina di giri di pista.

Troppo spesso non si pensa a quanto lavoro c’è dietro a quella ventina di giri: i piloti si allenano tutti i giorni per ore, i meccanici, gli ingegneri passano le giornate a cercare il modo di far rendere al massimo la moto e con loro, nei giorni di gara, ci sono i tecnici di pista che si occupano di sospensioni e pneumatici.

Questi tecnici, quando non sono in circuito, studiano a fondo le migliori soluzioni da proporre ai piloti che seguono, si preoccupano che i team di loro competenza riescano a sfruttare al meglio il materiale da loro proposto. E’ un lavoro duro, spesso effettuato nell’ombra, ma di fondamentale importanza per la buona riuscita di una gara.

Stefano Penna, tecnico di pista Pirelli impegnato nel mondiale Superbike (segue i team Ducati e Honda), ci ha spiegato come si sviluppa il suo lavoro nel corso del weekend di gara:

Prima ancora di arrivare in pista, ricontrolliamo quali soluzioni sono state utilizzate l’anno precedente sullo stesso tracciato e come hanno funzionato. Poi si analizzano i risultati ottenuti con le mescole proposte nelle gare precedenti del campionato in corso ed i risultati con queste ottenuti su circuiti simili e con simili condizioni climatiche. Questo ci permette di poter effettuare una prima scrematura permettendoci di indirizzare piloti e team sulle soluzioni che secondo noi sono più confacenti per il tracciato in oggetto. La soluzione che risulterà preferita verrà analizzata nel dettaglio il sabato perché il venerdì ci si concentra sulla messa a punto della moto, che è la cosa più importante.

Il giovedì, invece, appena si arriva in pista si effettua un giro del tracciato in bici o motorino così da poter valutare le condizioni dell’asfalto ed aggiungere questo fattore a quelli che poi incidono sulla scelta finale.”

D. “Come cambia il tuo lavoro nei confronti di Ducati ed Honda, due moto così diverse tra loro?”

R. “Essendo due moto così diverse non c’è molta coerenza tra il lavoro che si fa con un team e quello che si fa con l’altro, come invece potrebbe essere se seguissi BMW e Kawasaki.

Le case di cui mi occupo presentano moto e situazioni, anche di politiche interne, completamente differenti tra loro.
Honda schiera piloti giovani, mi riferisco soprattutto a Jonathan Rea. In Ducati c’è Carlos Checa, un pilota di grande esperienza, sia in MotoGP che Superbike.
Potremmo dire, inoltre, che anche all’interno di Ducati il lavoro va differenziato in base ai piloti: in generale diciamo che i piloti giovani, con meno esperienza, hanno bisogno di essere più seguiti. Carlos, invece, ti dà risposte prima ancora che tu gli faccia domande; con lui si tratta semplicemente di chiudere un puzzle, di rifinire i dettagli.”

D. “Se un pilota ti chiede di poter utilizzare un pneumatico che, secondo te, non è adatto alle condizioni della pista come ti comporti, soprattutto se a fare questa richiesta è un pilota d’esperienza come Carlos Checa?”

R. “Fortunatamente Carlos ha istaurato fin da subito un ottimo rapporto con i suoi capi meccanici, in primis con Marco Lozey, il suo ingegnere di pista, una persona estremamente preparata e di uno spessore culturale molto elevato, che ha esperienza in MotoGP e nella squadra test. Questo rende tutto un po’ più semplice. Poi Carlos è un pilota che già il venerdì sera ti presenta un puzzle completo al 90%. Lì abbiamo già in mano una riscontro molto attendibile, quindi rimangono da sistemare solo piccole finezze.

In passato con lui ho preso dei rischi ma solo perché la situazione me lo permetteva. Ora le cose, però, sono cambiate: lui si è cucito addosso una moto, ha la padronanza di un prodotto a tutto tondo e questo da un certo punto di vista rende tutto più difficile perché quando si vanno a dare dei suggerimenti bisogna darli in maniera coerente e costruttiva altrimenti si rimane conservativi.

Rea e Giugliano, invece, sono ragazzi che “masticano tutto”, hanno fame di prestazione, hanno bisogno di numeri e soprattutto che i risultati arrivino molto in fretta. In questo caso si lavora in modo molto più slegato. Con loro il mio approccio è differente, quasi come tra amici/fratelli.

Con loro posso permettermi un intervento molto più diretto rispetto che con Carlos con il quale rischierei di andare a sgretolare il lavoro di tutta una squadra.

Questo weekend avevamo un profilo nuovo in 200 che funziona molto bene; è stato abbastanza semplice portarli tutti nella stessa direzione. E’ una novità che funziona ed è anche il nostro futuro, visto che dal prossimo anno si passerà a realtà molto simili ma in 17 pollici.”

D. “A proposito degli pneumatici da 17 pollici, quale pilota vi ha dato i migliori riscontri nel corso dei primi test?”

R. “I migliori riscontri li daranno sempre i veterani: con questo non voglio sminuire il lavoro dei giovani o di ragazzi come Sykes, ragazzi comunque che hanno esperienza nel BSB ed in altri campionati, però piloti come Checa, Biaggi e Melandri sono realtà importantissime, se hai dei dubbi la “prova del nove” la fai con loro.”

D. “Hai nominato i “tre veterani” e Sykes: al momento loro quattro comandano la classifica generale. Ma chi tra loro vi da migliori riscontri e vi aiuta maggiormente nello sviluppo?”

R. “Carlos in questo momento è sicuramente il pilota più completo, anche più di Bayliss, con tutto il bene che posso volere a Troy, o di Corser perché è una persona che grazie alla sua trasparenza ed onestà è in grado, nel bene o nel male, di dare sempre il suo contributo. Grazie a lui abbiamo fatto dei notevoli passi avanti, ha contribuito molto alla buona riuscita del nostro lavoro. Carlos anche se deve farti un appunto, una critica, la fa sempre in modo costruttivo.

Ha vinto il suo primo titolo mondiale nel 2011 e, francamente, sono orgoglioso di lui perché, al di la del fatto che credo se lo meritasse, se l’è guadagnato, anche a dispetto di chi sosteneva che Pirelli lo stesse agevolando.

Carlos, a differenza di alcuni suoi antagonisti, ha vinto con tante soluzioni diverse, le stesse che provavano i suoi attuali antagonisti.

C’è chi invece, anche grazie a titoli acquisiti in passato, può permettersi qualche critica sicuramente non costruttiva nei nostri confronti.”

D. “Melandri ha dichiarato che Sykes “ha imparato a dosare gli pneumatici fino alla fine della gara” ed effettivamente Tom oggi ha dato filo da torcere al ravennate sino all’ultimo metro di pista. Secondo te quello della Kawasaki era solo un problema di adattamento agli pneumatici o c’erano anche altri problemi?”

R. “In passato in Kawasaki hanno corso piloti come Walker, Laconi.. Ho visto crescere il progetto Kawasaki da quando era un progetto embrionale. Oggi finalmente si vede il risultato di anni di sacrifici.

Il problema gomme è relativo; oggi con l’elettronica diventa difficile poter dire realmente le cose come stanno perché, al di sopra delle criticità che tu vedi al parco chiuso o che vengono attribuite ai nostri prodotti, non sempre sai la verità. Oggi vedi un Tom Sykes più consistente, una Kawasaki più performante ma non saprai mai se questo è dovuto al fatto che Kawasaki ha portato novità importanti o se i piloti si sono “finalmente adattati” alle gomme: sono pochi i tecnici onesti che ti dicono “voi siete a posto, siamo noi che facciamo dei tentativi”.”

D. “Tra i molti giovani che competono nel Campionato del Mondo eni FIM Superbike, chi, secondo te, potrebbe, a breve, dare filo da torcere a tutti? Un italiano ed uno straniero.”

R. “Davide Giugliano è sicuramente tra i più agguerriti e tra i più maturi. Tra gli stranieri direi Eugene Laverty.”

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