Simoncelli: Il ricordo del Dr. Costa in una lettera

Simoncelli: Il ricordo del Dr. Costa in una letteraSimoncelli: Il ricordo del Dr. Costa in una lettera

Il Dr. Claudio Costa, l’angelo custode dei piloti del motomondiale, dopo la tragedia di ieri a Sepang, dove Marco Simoncelli ha perso la vita in un incidente che ha visto incolpevoli protagonisti anche Valentino Rossi e Colin Edwards, ha voluto scrivere una lettera. Eccone alcuni passi.

La vittoria di Marco
Al crepuscolo di questa domenica piena di dolore il mio sogno vorrebbe disperatamente che un piccolo frammento di stella dal nome Marco Simoncelli non venisse spazzato via. Destino crudele, perché minacci il mio sogno? Cosa posso sperare? E sperare di fare che cosa, al di là delle lacrime per la fanciullezza perduta e al di là dell’angoscia nuda del dolore, sempre più insopportabile perché mi fa sentire impotente e colpevole di non averti stretto fra le mie braccia? Nulla. Quando il destino bussa alla porta proviamo la terribile sensazione di essere impotenti. Il giovane campione di nome Marco se n’è andato con il tramonto del sole della Malesia e il suo andare è stato un rumore di vita, il rumore gioioso che Marco ci ha sempre regalato. Il rumore dell’intervista che Marco mi ha rilasciato al Mugello nel mese di luglio mentre veniva massaggiato dal suo fidato fisioterapista. Quel giorno, all’inizio dell’intervista, avrei voluto rivolgermi ad un antico cavaliere e lui mi ha detto: “Diobò! Sono solo un lesto ragazzo con una folta capigliatura gradito a tanti, amato dalla sua ragazza e dai suoi genitori.” Il massaggio continua, la sua pelle viene accarezzata da mani esperte che scivolano sul suo atletico corpo e mi allontano un poco per rispettare quel rituale. Con commozione riporto la conclusione dell’intervista che gli avevo fatto per il libro che sto scrivendo e che con tutto il mio affetto gli dedicherò.

La parte finale della lettere dice

Ora la mia profezia si è avverata. Sei salito sul podio della Cecoslovacchia e dell’Australia. Oggi in Malesia hai guardato in faccia la Morte. E mentre ti stava avvolgendo con il suo nero mantello gli hai detto: “Diobò, ma non vedi che io non sono umano, perché io sono i miei sogni e con il mio talento sono il pane degli Dei che tu non potrai mai toccare? Non ti accorgi che rubi solo il mio corpo? Al contrario, il mio sorriso, la mia bontà, la mia simpatia rimarranno per sempre nel cuore di tutti. Per sempre. Non vedi che nello scacco che ti ho dato le lacrime si stanno per trasformare in ebbrezza? Ci metteranno un po’ di tempo, ma io credo molto in questo miracolo, specialmente per la mia famiglia e la mia ragazza. Questa è la mia vittoria nel Gran Premio della Malesia durato due giri.”

Chi nello sport, inseguendo i suoi sogni, insegue contemporaneamente la sua tragedia, esce dal mondo della umanità per entrare nel mondo del divino, cruento, violento, ma pur sempre divino. Chi muore inseguendo un sogno sorride alla morte e il sorriso cancella qualsiasi violenza. L’alpinista sorride alla vertigine dell’altezza, il subacqueo sorride all’inquietudine degli abissi, il motociclista sorride all’ebbrezza della velocità. Lo sport è il palcoscenico, dove il corpo e la mente celebrano la loro potenza in quella fase della vita che è la gioventù. Nel motociclismo il gesto del pilota è esaltato dal rischio, un filo sottilissimo che separa, nel grigiore dell’asfalto, la vita dalla Morte. Un tenue confine tracciato dal pericolo, dove la vita, per cercare la vittoria, si spinge fino al brivido del suo eccesso. Oggi, Marco, hai provato quel brivido. Ti voglio bene. E non ti dimenticherò mai.

claudio marcello costa, clinica mobile (volutamente in minuscolo)

La lettera completa potete leggerla qui

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4 commenti
  1. Avatar

    gianni

    24 ottobre 2011 at 10:58

    Chi muore inseguendo un sogno sorride alla morte e il sorriso cancella qualsiasi violenza

    frase bellissima!!

  2. Avatar

    alessandro

    24 ottobre 2011 at 12:00

    marco..leggendo la lettera del dott.costa..son scoppiato a piangere..io sono un motociclista come te..e anche se non sono un campione cerco di capire cosa provavi tu prima di allacciare il casco e salire in sella…sei un mito.sei un campione..non ti dimentichero’ facilmente.riposa in pace…ma ti prego.. non smettere di correre.. neanche lassu’…fallo per me…fallo per noi!!ale..

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    dario

    24 ottobre 2011 at 16:33

    Ora che da grande campione sei diventato un Mito hai compiuto il percorso dei grandi piloti. Rimarrai nei cuori di chi la domenica ti aspettava e a cui la domenica mancherà quel manico e quel cuore da giovane campione. Divertiti in cielo e tieniti allenato che prima o poi torniamo a guardarti smanettare . a dio Mito e ..salutami gli altri , salutami Senna.

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    manuela

    25 ottobre 2011 at 13:20

    manuela, marcello e patrick. ciao marco, la tua vita vissuta a forte velocità per la tua professione ti ha portato via dalla tua famiglia e da tutti i tuoi fans troppo presto ,ci mancherai molto. con affetto e grande dolore.

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